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Putin a Pechino nel 75esimo Anniversario dei rapporti diplomatici tra Russia e Cina, ma non solo

2024-05-20 19:00

Filippo Bovo

Putin a Pechino nel 75esimo Anniversario dei rapporti diplomatici tra Russia e Cina, ma non solo

Lo scorso 16 maggio il Presidente russo Vladimir Putin ha incontrato a Pechino il suo omologo cinese Xi Jinping. Russia e Cina, com'è noto, sono legat

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Lo scorso 16 maggio il Presidente russo Vladimir Putin ha incontrato a Pechino il suo omologo cinese Xi Jinping. Russia e Cina, com'è noto, sono legate insieme da una grande alleanza ed amicizia a tutto campo, che le coinvolge tanto nelle questioni bilaterali quanto in quelle internazionali, su cui oggi il ruolo parallelo ed organico delle loro diplomazie costituisce un essenziale fattore di sicurezza per il mondo intero. Sebbene questo rapporto sinergico sia spesso travisato in Occidente, al punto da venir talvolta letto come un'alleanza contro gli Stati Uniti o una minaccia alla pace mondiale, la lettura che se ne dovrebbe fare è intuibilmente molto diversa.

 

Innanzitutto, in quest'occasione i due leader si sono ritrovati per celebrare insieme il 75esimo Anniversario dei rapporti diplomatici tra Cina e Russia, che cade proprio in questi giorni. Malgrado le avversità che li hanno talvolta connotati, e le grandi sfide internazionali che hanno attraversato un'epoca tanto intensa, i rapporti tra Cina e Russia si presentano oggi sempre più forti e in costante espansione, sotto i tutti fronti. Probabilmente è proprio questo il motivo per cui in Occidente vengono spesso tanto tanto denigrati: dopotutto, solo per guardare al caso americano, pur con le loro differenti priorità strategiche democratici e repubblicani hanno sempre visto di cattivo occhio una simbiosi tra Mosca e Pechino, sognando al contrario un mondo in cui esse fossero separate da una grande ostilità reciproca nella quale potersi inserire praticando il “divide et impera”. Tale approccio, non molto diversamente, è interiorizzato a vari livelli anche dai relativi schieramenti politici europei. 

 

Non soltanto le relazioni tra Mosca e Pechino sono molto strette, ma la loro natura così reciprocamente rispettosa e collaborativa si pone pure come un esempio per quelle con e tra altri Stati a loro volta. Ciò, analogamente, costituisce per l'ordine internazionale unipolare a guida statunitense un'ulteriore minaccia al proprio modello e di conseguenza anche alla propria egemonia, fondati sulla gerarchizzazione e la verticalità dei rapporti tra Stati. Vi sono dunque numerose "buone ragioni” per avversare, quantomeno mediaticamente, la natura di tali rapporti in Occidente. 

 

Nel corso di questi anni, Putin e Xi si sono incontrati oltre 40 volte, a suggello di un rapporto tra le loro nazioni che si va facendo sempre più essenziale per la buona salute dell'ordine internazionale. Il prossimo incontro, presumibilmente, avverrà a luglio in Kazakistan, quindi a poco più di due mesi da quello appena avvenuto, in occasione del vertice SCO. Sarà un periodo in cui l'Asia Centrale costituirà il fulcro dei nuovi ed emergenti rapporti internazionali, dato che dopo il vertice della SCO in Kazakistan si terrà anche quello dei BRICS a Kazan, nella repubblica russa del Tatarstan. Non soltanto la Cina e la Russia, con quest'ultima che quest'anno presiederà i BRICS, beneficeranno della costante espansione dei loro rapporti politici, diplomatici, economici, commerciali e militari, ma anche altri paesi a loro volta interessati ad avvicinarsi sempre più a questa crescente e robusta famiglia internazionale. Ciò avverrà nonostante le altrettanto crescenti pressioni occidentali, che in una simile congiuntura non possono certamente mancare.

 

Proprio in questi giorni, peraltro, i ministri degli Esteri di Russia e Cina, Sergey Lavrov e Wang Yi, incontratisi al vertice ministeriale SCO ad Astana, hanno concordato d'implementare ulteriormente una piattaforma di sicurezza per il blocco euroasiatico, a maggior ragione considerando la situazione che invece caratterizza quello euroatlantico. Intorno a questo “cuore” si trovano numerose crisi regionali a cui le due grandi diplomazie, russa e cinese, cooperano per individuare delle soluzioni politiche, che pongano fine alla violenza delle armi. Dall'Ucraina alla Palestina fino al Mar Rosso, varie sono infatti le sfide che si presentano e su cui piena è l'identità di vedute sull'approccio da tenersi. 

 

Nel caso ucraino, per esempio, solo il ricorso ai negoziati permetterà di chiudere il capitolo della guerra, che sta oggi conoscendo una nuova fase col cedimento del fronte di Kharkiv e la rinnovata escalation data dall'assenso inglese e statunitense all'uso delle proprie armi fornite a Kiev per compiere attacchi sul suolo russo. I negoziati, che porteranno a fotografare nuovi equilibri nella regione, per quanto dolorosi possano apparire a chi in questo momento dall'alto delle proprie posizioni di responsabilità politica e militare ha tutto da perdere, rappresentano ad oltre due anni dall'avvio del conflitto l'unica e possibile soluzione. Non diversamente sarà per quanto concerne la crisi in Medio Oriente, dove analogamente chi ha iniziato e continua ad alimentare l'escalation è tenuto oggi a ritornare sui propri passi, consentendo la fine dei combattimenti, l'avvio di provvedimenti umanitari per la popolazione civile e parimenti di quell'iter politico-negoziale che porterà alla soluzione dei due Stati.

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