contatti@lenuoveviedelmondo.com

Le Nuove Vie del Mondo


facebook

Le Nuove Vie del Mondo

Quaderno di approfondimento geopolitico.

.


facebook

 @ All Right Reserved 2020

 

​Cookie Policy | Privacy Policy

La National Defensy Strategy USA 2026, manifesto dell'isolazionismo imperial-feudale USA

24-01-2026 21:42

Filippo Bovo

La National Defensy Strategy USA 2026, manifesto dell'isolazionismo imperial-feudale USA

Il documento della National Defense Strategy 2026 (NDS) pubblicato in queste ultime ore dal Department of War, rielabora sul fronte della difesa quant

wirestory_08fdbe1f8e3f557d688f28.webp

Il documento della National Defense Strategy 2026 (NDS) pubblicato in queste ultime ore dal Department of War, rielabora sul fronte della difesa (esterno, ma soprattutto interno) quanto già visto in quello della National Security Strategy 2025 (NSS), di cui già a suo tempo avevamo trattato. I suoi contenuti non appaiono quindi inediti, dalla "pace attraverso la forza" al principio di America First basato su una più esplicita violenza. 

 

La Cina è presentata come rivale sistemico, minaccia primaria a lungo termine da fronteggiare con deterrenza militare, tecnologica ed economica, ma senza necessariamente scendere allo scontro diretto: anzi, rispetto alla NDS 2022, nonostante la centralità della competizione, sono prediletti approcci più cauti, basati su “relazioni rispettose”. A suo modo, si tratta di un implicito e maggiore riconoscimento dell'odierna potenza cinese, nel frattempo accresciuta e che Pechino può oltretutto ulteriormente alimentare grazie alla sua enorme disponibilità di risorse interne. Proprio per tale ragione, nei suoi confronti gli USA prediligono una contrapposizione meno diretta, a favore soprattutto di un maggior coinvolgimento degli alleati regionali come Giappone, Filippine e Taiwan, e di alleanze come QUAD e AUKUS, su cui poggiare le loro capacità di proiezione di forza, sempre forti ma comunque diminuite rispetto anche al recente passato. 

 

La Russia è declassata da minaccia globale acuta a persistente, ma comunque gestibile, secondo le analisi indebolita dalla guerra in Ucraina e dalle relative sanzioni; continua però ancora a costituire un forte problema residuo in termini di guerra ibrida, dai cyberattacchi ai sabotaggi fino alla disinformazione, e pure in termini militari per gli alleati NATO del fianco orientale come gli Stati baltici, la Polonia e la Romania. Al suo contrasto devono pertanto provvedere soprattutto la NATO e gli alleati europei. a loro volta soggetti a pesanti critiche per l'insufficiente condivisione degli oneri (burden sharing); conseguentemente permane l'imperativo a spingerne le spese per la difesa al 5% del PIL (3,5% al settore militare, 1,5% ai settori correlati), anche al fine di rimediarne il "parassitismo" (free riding) dato dall'aver per troppo tempo goduto dell'ombrello militare americano senza contribuirvi adeguatamente. 

 

Vi è poi una forte enfasi sulla difesa nazionale, assurta a primo punto della nuova NDS, in termini di protezione dei confini, lotta alle minacce informatiche, al narcotraffico e all'immigrazione illegale, visti come rischi per la sicurezza, e necessità di maggior copertura missilistica; oltre che sull'ottenimento del controllo di realtà considerate critiche come il Canale di Panama, o ancora la Groenlandia; l'asserito ritorno alla Dottrina Monroe, in forma rivisitata, con priorità all'Emisfero Occidentale al fine di contrastare l'influenza cinese in America Latina; oltre ad approcci decisamente più utilitaristici, con gli USA disposti a fornire il loro contributo a livello internazionale in cambio di vantaggi concreti, con accresciuta priorità per gli interessi nazionali e minore enfasi sui valori democratici "universali". Con la difesa nazionale divenuta prima punto della NDS 2026, si può dire che gli USA s'apprestino a completare il loro passaggio dal vecchio ordine unipolare, ormai non più sostenibile, all'isolazionismo, seppur in forma armata e sempre imperiale.


Dentro e fuori la retorica, dunque, nulla di davvero nuovo tra la NDS e la NSS di novembre scorso. Del resto, è nella tradizione USA che i due documenti vadano a braccetto, separati tra loro solo da un breve spazio temporale: altrettanto fu con quelli dell'Amministrazione Biden, nel 2022. Non vi è nulla d'inedito nei contenuti, che molti di noi ricorderanno infatti aver già sentito declamare, e soprattutto visto applicare, in questi ultimi anni, sebbene vengano ora dichiarati molto più apertamente, intendendo una tendenza in corso di rafforzamento. Di conseguenza, il forte carattere politico ed ideologico della NSS si ritrova anche nella NDS, che adotta un linguaggio più tecnico e ministeriale solo perché, diversamente dall'altro, non è il manifesto programmatico dell'Amministrazione Trump, ovvero della Casa Bianca, ma del suo "Dipartimento della Guerra". 


L'approccio ideologico, proprio come avvenuto anche sotto le precedenti Amministrazioni e nel linguaggio dei vertici USA, di là dal loro ambito operativo (politico, militare, economico, ecc), di conseguenza è pure stavolta il suo "tallone d'Achille". Si pensi, ad esempio, alla convinzione che alcuni attori, come Russia ed Iran, siano indeboliti militarmente rispetto al passato, rispettivamente a causa della guerra in Ucraina (che avrebbe causato ingenti perdite di soldati e mezzi alla Russia, oltre all'economia minata e al suo ritrovarsi "isolata") e dei Dodici Giorni con Israele (che non ha certo privato Teheran del suo arsenale missilistico, nel frattempo addirittura accresciuto, e men che meno del suo programma nucleare). Ma anche a proposito d'altri punti strategici, osservati attraverso una lente fin troppo ideologica, non si potrebbe dire diversamente: dalla fiducia di poter "contenere" la Cina mediante alleanze militari regionali come l'AUKUS o il QUAD, che a ben guardare appaiono da sempre piuttosto ingessate, ed ostaggio di membri che nel mentre hanno preferito orientarsi altrove (come l'India), a quella di poterne limitare l'espansione navale e soprattutto tecnologica (anche se, a giudicare dalla sfida nei semiconduttori, nell'IA, nella corsa allo spazio o nelle EV, non si direbbe), o ancora di controllarne le catene d'approvvigionamento globale. 

 

E' implicito che i limiti di una lente troppo ideologica, tale da distorcere la realtà, si manifestino negli effetti controproducenti che va a detrerminare. In fondo, è stato proprio nutrendo certe sicumere ideologizzate che gli USA hanno sin qui finito col darsi, più volte, la zappa sui piedi, un po' ovunque siano intervenuti: dai rapporti con la Cina, che credevano di poter “addomesticare” rendendola un partner ancillare nella loro guida univoca ed incontrastata della globalizzazione, a quelli con la Russia, che ritenevano di poter facilmente abbattere, in pochi mesi, con una guerra “per interposta persona” e sanzioni applicate secondo il principio del “o con noi o contro di noi”. A tacer poi dell'Iran, degli Houthi, del Venezuela, o persino di Cuba, che pur con molte difficoltà fin dal 1959 resiste ai loro assalti. Gli esempi sarebbero molti, a dimostrazione di quanto illusori siano pure certi iniziali segnali di trionfo, poi trasformatisi in campane a lutto: oltre alla mai dimenticata guerra in Vietnam, pure quella in Afghanistan o i risultati non pienamente convincenti in Iraq e Libia pesano fortemente sulla credibilità di un'ideologica convinzione di poter sempre avere la meglio, o perlomeno di poter puntualmente centrare tutti gli obiettivi prefissati.


E' però sull'Europa (e più in generale sui partner rimasti, "residuali", anche non europei), che la NDS si fa meno ideologica e più lucida. L'Europa è giudicata indebolita, economicamente, militarmente e politicamente, e frammentata al suo interno, con una crescita lenta e tardivi investimenti nella difesa. Qualora non aumentino, così da rimediare al "parassitismo" o alla "scrocconeria" del passato, gli USA secondo il documento potrebbero diminuirvi il loro impegno, innanzitutto riducendo gli effettivi di stanza nel Vecchio Continente. Più che un segnale di disimpegno, suona come la classica richiesta del “tributo” in cambio della "protezione", naturalmente con modalità sempre più esplicite ed un prezzo sempre più elevato. Nulla di nuovo, come già detto, neanche in questo caso: in fondo è sempre stato così, nei rapporti USA-Europa, fin dal Secondo Dopoguerra, e così continua ad essere, in un rapporto “imperial-feudale” in cui il "protettore", in crescente indebolimento, mira sempre più a "razziare" e "capitalizzare" dal suo "protetto" in altrettanto crescente indebolimento, con pressioni e modi pertanto sempre più diretti ed espliciti.

image-868

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Rimani aggiornato su tutte le novità e gli ultimi articoli del Blog