
In origine erano gli “Shanghai Five”, il nucleo originario dell'odierna SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai): era il 1996 e, in un mondo nettamente diverso da oggi, fresco dell'impattante cambiamento dato dalla caduta del vecchio ordine bipolare USA-URSS e dell'avvento del nuovo ordine unipolare a guida americana, cinque paesi del blocco eurasiatico avevano deciso di dar vita ad un nuovo ente intergovernativo teso a garantire una sicurezza regionale relativamente migliore rispetto a quella ereditata. Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan vedevano in quel nuovo patto quanto di necessario a ridurre la pressione militare nei loro confini e ad accrescere la mutua fiducia. Quando, nel 2001, anche l'Uzbekistan decise d'aggregarsi, il gruppo s'evolse nella SCO, conoscendo da allora una crescita oltre le previsioni.
Nelle scorse giornate del 31 agosto e 1 settembre, la capitale kirghiza Bishkek ne ha ospitato il 26° Vertice, presieduta dal capo di Stato kirghizo Sadyr Japarov col tema “25 Years of SCO: Togheter for Sustainable Peace, Development and Prosperity”. Già uno slogan del genere può farci capire l'importanza, non solo simbolica, dell'evento: in tutti questi anni, l'Organizzazione ha acquisito una sempre maggior solidità ed influenza, guadagnandosi l'attenzione, il rispetto e la ricerca di una crescente platea internazionale. A presenziarvi, importanti leader come il cinese Xi Jinping e il russo Vladimir Putin, l'indiano Narendra Modi e il pakistano Shehbaz Sharif, l'iraniano Masoud Pezeshkian e il bielorusso Aleksander Lukashenko, il kazako Kassym-Jomart Tokayev e il tagiko Emomali Rahmon, fino all'uzbeko Shavkat Mirziyoyev. Nel formato espanso della SCO Plus, sono intervenuti anche l'azero Ilham Aliyev, l'armeno Nikol Pashinyan, il mongolo Ukhnaagiin Khurelsukh, il turco Recep Tayyip Erdogan, il laotiano Thongloun Sisoulith, il togolese Faure Gnassingbé, la vietnamita Vo Thi Anh Xuan e l'egiziano Hussein Issa. In generale, come riferito da fonti della presidenza kirghiza, i leader presenti sono stati 17, accompagnati dal Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres e dai capi dei vari corpi intermedi come i Segretari Generali della SCO Nurlan Yermekbayev, della CSI Sergey Lebedev, della CSTO Taalatbek Masadykov, della CICA Kairat Sarybay e il Presidente del Consiglio della Commissione Economica Eurasiatica Bakytzhan Sagintayev.
Come da sua tradizione, l'agenda SCO s'è focalizzata sulle priorità per il suo ulteriore sviluppo e la cooperazione negli ambiti politici, economici, commerciali, logistici, digitali, ambientali, culturali ed umanitari; ma accanto a questi temi, essenziali per consolidare la sicurezza e la fiducia tra partner, anche le odierne questioni regionali ed internazionali hanno detenuto un importante ruolo. Appare immediato, agli occhi di qualunque lettore, il riferimento al conflitto USA-Iran, che proprio in questi giorni sta conoscendo nuove recrudescenze; ed infatti proprio su questo tema i leader convenuti si sono confrontati approdando ad importanti decisioni comuni, come enunciato dalla Dichiarazione di Bishkek firmata alla conclusione del Vertice, a tacer poi degli altri 27 documenti approvati. La condanna agli “attacchi militari sul territorio della Repubblica Islamica dell'Iran” è stata unanime, sollevando il chiaro avvertimento che, causando numerose vittime tra i civili ed enormi danni all'economia regionale e globale, costituiscono palesi violazioni del diritto internazionale e della Carta ONU, con ulteriori rischi per la pace e la sicurezza su più ampia scala. I leader hanno espresso condoglianze al popolo e al governo iraniano per la “tragica morte del Leader Supremo Seyyed Ali Khamenei” e alle famiglie delle vittime; riaffermato il principio del rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Iran; ribadito nelle vie politiche e diplomatiche l'unica possibilità per una risoluzione pacifica del conflitto; ed espresso sostegno a Teheran come parte del TNP (Trattato di Non Proliferazione Nucleare). Proprio in queste ore, un bombardamento americano ha causato la morte di cinque civili, tra cui un bambino, ad una festa di fidanzamento, che ha causato una rinnovata reazione militare iraniana su diverse basi USA nella regione. Considerazioni analoghe sono state adottate anche per altri temi che insanguinano oggi il Medio Oriente, come il conflitto israelo-palestinese, sanabile solo con un “completo e giusto” regolamento, che abbia nella soluzione dei due Stati il suo primo cardine. Anche le rinnovate ed aggravate sanzioni USA contro l'Iran e chiunque voglia continuarvi a commerciare hanno incontrato, infine, la severa condanna della SCO, unita ad un chiaro rifiuto ad osservarle. L'adesione a tutti questi principi da parte dell'India, che in passato aveva osservato posizioni differenti, non è passata inosservata.
Guardando all'Afghanistan, il Vertice ha rinnovato il suo sostegno ad uno Stato indipendente, neutrale e pacifico, libero da terrorismo, guerra e droga, e con un governo inclusivo. Ribadendo l'impegno alla Carta ONU, al diritto internazionale, ad un ordine multipolare più rappresentativo e giusto, alla riforma della governance globale e al rafforzamento del ruolo dell'ONU, la Dichiarazione di Bishkek ha espresso che la SCO non è un blocco politico-militare e non è diretta contro terzi, privilegiando un approccio di partenariato, dialogo e non-confronto, ed opponendosi a misure coercitive unilaterali come ad esempio le sanzioni, che violano la Carta ONU e le regole del WTO, con effetti negativi per l'economia globale. Ancora, ha fermamente condannato il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, ricordando che i doppi standard nella sua lotta risultano inaccettabili; ha evidenziato la centralità del ruolo ONU nell'azione internazionale contro il movimento transfrontaliero delle sigle terroriste; l'inammissibilità allo sfruttamento di tali sigle, insieme a quelle separatiste ed estremiste, per fini egoistici; e riconosciuto il ruolo primario degli Stati sovrani. Storicamente, il coordinamento nella lotta a fenomeni come il terrorismo e il narcotraffico è da sempre uno dei punti prioritari dell'Organizzazione, insieme ad altre questioni come l'economia e la connettività: la Dichiarazione, a tal proposito, contiene importanti capitoli rivolti alla modernizzazione di strade e ferrovie, ai corridoi multimodali e ai centri logistici; alle tecnologie digitali, le “dogane smart”, alla riduzione dei costi nell'e-commerce transfrontaliero e ad un approccio comune alle controversie commerciali online; oltre a fornire una maggiore implementazione nella cooperazione nell'energia, nelle risorse, nell'economia digitale, nelle industrie green e nell'IA. Riguardo la BRI (Belt and Road Initiative), Russia, Bielorussia, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan ed Uzbekistan hanno ribadito il loro sostegno; l'India, che ha sin qui sostenuto il progetto alternativo IMEC oggi rimesso in discussione dalle nuove dinamiche mediorientali, ha invece preferito temporeggiare ricordando l'importanza di coniugare la connettività alla sovranità e all'integrità territoriale. Altri elementi che emergono dalla Dichiarazione, l'appello ad un uso responsabile dell'IA, l'opposizione alla militarizzazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT), l'iniziativa indiana “One Earth, One Family, One Future”, il Forum sul Dialogo delle Civiltà della SCO previsto in India nel prossimo autunno, e il sostegno ai forum per giovani scienziati ed autori.
I regolamenti del Centro Universale SCO per il contrasto alle sfide e alle minacce alla sicurezza degli Stati membri e del Comitato Esecutivo del Centro Antidroga SCO; i Programmi di Cooperazione contro la tossicodipendenza e la diffusione di droghe sintetiche e precursori fino al 2030; il Piano d’Azione per lo sviluppo di porti e centri logistici 2026-2030; l'iniziativa per i centri regionali di dati e capacità di calcolo e per lo sviluppo dell’industria dell’IA; il Programma di Cooperazione scientifico-tecnologica per il “Corridoio delle tecnologie verdi SCO” 2026-2030, o ancora le iniziative e il Piano Congiunto sulla conservazione e la gestione sostenibile della biodiversità 2026-2031 sono altri elementi che emergono dalla Dichiarazione di Bishkek, insieme alla proclamazione della pakistana Lahore come capitale turistica e culturale dell'Organizzazione per il 2026-2027. Proprio in quel biennio, a partire da oggi, la SCO sarà sotto la presidenza di turno pakistana. Altri significativi sviluppi risultano poi il MoU tra il Segretariato SCO e la Commissione dell’Unione Africana, ad indicare il consolidato collegamento e l'accresciuta fiducia tra le due diverse realtà continentali che rispettivamente rappresentano; o ancora i documenti sulla sicurezza nucleare e la fisica nucleare, l'efficienza energetica, i sistemi energetici, il sostegno alla famiglia, l'assistenza agli Stati colpiti da disastri e i rapporti annuali del Segretario generale e della Struttura Regionale Anti-Terrorismo (RATS). Molta strada è stata dunque fatta dagli originari “Shanghai Five”; ma la migliore e più avvincente, non ve ne è dubbio, sarà quella che vedremo nei giorni a venire.
