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Zhu Rongji, l'architetto della Cina moderna

14-08-2026 16:00

Filippo Bovo

Zhu Rongji, l'architetto della Cina moderna

Il 12 agosto 2026 s'è spento a Pechino, all'età di 97 anni, Zhu Rongji, premier della Repubblica Popolare Cinese dal 1998 al 2003. Da tempo malato, le

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Il 12 agosto 2026 s'è spento a Pechino, all'età di 98 anni, Zhu Rongji, Primo ministro della Repubblica Popolare Cinese dal 1998 al 2003. Con lui, la Cina ha perso uno degli ultimi grandi protagonisti della grande stagione di riforme post-maoiste, tra i maggiori costruttori della sua odierna fisionomia economica. Come per altri della sua generazione, la sua biografia è stata specchio delle numerose e complesse vicende vissute dal Partito Comunista Cinese nella seconda metà del Novecento: nato nel 1928 a Changsha, nella provincia dell'Hunan, iscritto al Partito dal 1949, anno della fondazione della Repubblica Popolare, dopo la laurea in ingegneria elettrotecnica a Tsinghua nel 1951 aveva subito cominciato ad operare attivamente nei quadri nazionali. 

 

L'economia, dato il suo pragmatismo, era rapidamente divenuta uno dei suoi settori naturali, tanto da fargli ricoprire diversi incarichi nei dipartimenti e nelle istituzioni governative locali e centrali. Dopo la morte del Presidente Mao, la caduta della “Banda dei Quattro” e l'ascesa di Deng Xiaoping, la sua ormai consolidata esperienza lo rese tra gli uomini più indicati per accompagnare la nuova stagione delle grandi riforme. Così, dal 1983 al 1987 fu vicedirettore dell'ormai abolita Commissione economica statale, e dal 1987 al 1991 vicesegretario del Comitato municipale del PCC di Shanghai, segretario ed infine sindaco. In quegli anni, Shanghai era la “città vetrina” di quella complessa stagione di riforme, e Zhu fu in prima persona attivo nel coltivare la riorganizzazione delle realtà industriali, le nuove forze a traino dello sviluppo, la competitività internazionale e un modello economico orientato alle esportazioni. 

 

Nel 1991 fu infine nominato vice primo ministro del Consiglio di Stato, ed eletto l'anno successivo nel Politburo del Comitato Centrale del PCC e nel relativo comitato permanente, con ampia responsabilità sul lavoro quotidiano dello stesso Consiglio di Stato. Nel 1993, sempre per la sua competenza economica, venne infine chiamato a ricoprire anche la presidenza della Banca Popolare Cinese. Nel frattempo, in ossequio alle direttive impartite da Deng nel suo viaggio nella Cina meridionale del 1992, continuò ad impegnarsi con abnegazione nelle politiche di riforma ed apertura, e nella modernizzazione del Paese. Organizzò, ad esempio, campagne per risolvere le catene di debiti note come “debiti triangolari” e approcci adeguati a rafforzare la normativa macroeconomica, con importanti contributi per contenere le tensioni economiche e l'inflazione. In quella sede, importanti furono anche le riforme nei settori fiscale e tributario, con importanti miglioramenti per il sistema finanziario cinese. Nel 1997, fu infine rieletto nel Politburo e nel comitato permanente del PCC, ad ulteriore conferma della lungimirante qualità del suo lavoro.

 

Nel 1998, nominato Primo ministro, si trovò dinanzi ad uno degli eventi più scioccanti per la storia economica dell'Asia contemporanea, la crisi finanziaria che ebbe enormi ricadute anche nel resto del mondo. Ma, al tempo stesso, si trovò a dover gestire anche gravi emergenze nazionali, come le massicce inondazioni che sempre in quell'anno colpirono la Cina. Sotto la sua guida, il gigante cinese non perse la barra e non deragliò, e proprio la sua condotta sicura poté già dal medio periodo rimettere in moto l'Asia intera. Pechino passò da una politica fiscale e monetaria moderatamente restrittiva ad una più proattiva e prudente, espandendo la domanda interna e proseguendo le riforme dei settori chiave: così l'economia tornò a crescere in modo rapido e stabile. Non limitandosi solo alla domanda interna, Zhu continuò anche a spingere per accrescere la vocazione cinese all'export e a mantenere basso il valore dello yuan, ad attirare nel Paese sempre più investimenti dall'estero e a valorizzare mercati e risorse sia nazionali che internazionali. Hong Kong, nel frattempo tornata a Pechino, poté trarne grandi vantaggi, poiché tale politica era anche a netta salvaguardia del suo status di grande centro finanziario internazionale. Le liberalizzazioni portate dalle riforme imponevano intanto dei paracadute sociali: Zhu elaborò allora nuovi sistemi di sicurezza sociale di base per i lavoratori licenziati dalle imprese statali, d'assicurazione contro la disoccupazione e di garanzia del reddito minimo per i residenti urbani. Anche altre questioni dovute alle riforme e alla crisi asiatica, come gli arretrati salariali e il reinserimento lavorativo dei lavoratori licenziati, trovarono soluzione nei suoi interventi. 

 

In quegli anni, con Zhu come Primo ministro, la Cina ha vissuto una fase di profonda trasformazione dalla vecchia economia pianificata a quella socialista di mercato. Le riforme attuate, di profonda complessità, hanno consentito il passaggio ad un sistema fiscale e tributario più equo e semplificato, con una ripartizione delle imposte basato su una divisione razionale delle responsabilità fiscali tra il governo centrale e i governi locali, oltre all'introduzione di riforme pilota per le tasse e le imposte nelle aree rurali. La riforma del sistema finanziario, la regolamentazione più dinamica delle funzioni della Banca centrale e delle banche commerciali, il sistema dei cambi e dei mercati dei titoli e dei futures, e la nascita di un mercato finanziario nazionale aperto ed unificato, con una concorrenza ordinata e normative rigorose, sono tutti lasciti della sua opera. La riforma delle imprese statali, fulcro della sua attività riformatrice, la promozione del reinserimento dei lavoratori disoccupati e il rafforzamento del sistema di sicurezza sociale sono stati le fondamenta della moderna economia socialista di mercato cinese e del suo Stato sociale, da allora sempre più ingranditosi. Mentre lo stimolo alle nuove politiche abitative, con l'introduzione di sussidi economici per gli alloggi, ha contribuito alla creazione di un sistema d'offerta abitativa urbana a multilivello, con le abitazioni a prezzi accessibili come suo focus principale. Nondimeno si può dire per l'arduo completamento dei negoziati per l'adesione del Paese al WTO, con la sua piena apertura ai mercati internazionali.

 

Nel 2003, Zhou si ritirò dagli incarichi, continuando a sostenere il lavoro dei suoi successori, la causa del Socialismo con caratteristiche cinesi e le importanti lotte nazionali per la condotta e l'integrità delle figure pubbliche e la lotta alla corruzione. Era ormai anziano e in pensione, ma la sua esperienza continuava a farne un uomo ascoltato e ricercato per i consigli che poteva dare: non a caso, definendo rivoluzionaria, combattiva e coraggiosa la sua vita, il necrologio diffuso dalle autorità pubbliche giudica oggi la sua morte una grave perdita per il Partito e per lo Stato. 

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