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Le bombe di Israele su Dahieyh sono bombe disperate sui negoziati di Islamabad, e non solo

14-06-2026 18:00

Filippo Bovo

Le bombe di Israele su Dahieyh sono bombe disperate sui negoziati di Islamabad, e non solo

Colpire Dahieyh, sobborgo meridionale di Beirut, indica da parte di Israele una serie di precisi calcoli politici e militari, senz'altro dal tenore pi

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Colpire Dahieyh, sobborgo meridionale di Beirut, indica da parte di Israele una serie di precisi calcoli politici e militari, senz'altro dal tenore piuttosto inequivocabile nelle circostanze attuali. 


In primo luogo, con tale azione attenta al nascente memorandum d'intesa tra Stati Uniti ed Iran, tuttora in via di contrattazione e su cui Teheran ancora non ha sciolto le sue riserve (è qui inutile dire che gran parte delle dichiarazioni rilasciate dai nostri vari media, solitamente legate alle chimeriche dichiarazioni dell'inquilino della Casa Bianca, siano il più delle volte a dir poco dubitabili), oltre che alla fragile pace tra Israele e Libano che ne andrebbe a derivare, di fatto riportando riportando l'intera regione al conflitto. Inoltre, con un tale sabotaggio, Israele punta a sfidare la stessa Teheran a far valere, anche nel pieno dei negoziati, ancor più proprio quando è ormai a breve distanza dal chiuderli, la sua nuova formula secondo cui qualsiasi attacco ad Hezbollah e al Libano da parte israeliana avrà un'immediata ed efficace ritorsione iraniana.


Sono diversi i messaggi politici, neanche troppo reconditi: agli Stati Uniti, Israele ricorda che non accetterà mai di farsi mettere da parte in un accordo deciso tra Washington e Teheran "sopra la sua testa", e a cui è poi costretta ad adeguarsi; all'Iran, a far valere la sua formula di difesa regionale, anche a costo di rinunciare ad un accordo di pace futuro (ricordiamoci: al momento si discute per un memorandum che ristabilirà una tregua ed aprirà ad un confronto diplomatico di 60 giorni, al cui termine nascerà un accordo di pace vero e proprio, comprensivo anche dei temi più "caldi" come ad esempio il nucleare; Israele, com'è noto, non accetta che l'Iran ne sia in possesso, neppure per usi pacifici, e non a caso è proprio su questo che esercita le sue maggiori pressioni su Washington), od accettare che nel frattempo, mentre dialoga con gli Stati Uniti, Tel Aviv prosegua indisturbata nel suo confronto militare in Libano (ciò, per giunta, metterebbe in dubbio anche un altro essenziale elemento della dottrina regionale iraniana, ovvero che gli alleati, a partire da Hezbollah, non siano sacrificabili, ed ancor meno lo sia il sostegno nei loro confronti); al Pakistan, a non illudersi sul fatto che il consolidato rapporto di fiducia con gli Stati Uniti, e di fiducia e collaborazione con l'Iran, gli consenta di portar avanti un accordo che, per inciso, comporta anche la crescita della sua influenza in tutta la regione (addirittura come di "polo nucleare" della nascente architettura di sicurezza regionale con Qatar, Turchia, Egitto, oltre alla stessa Teheran, e via dicendo); e ai paesi di quell'architettura nascente, che in tutta la regione configura anche un nuovo ordine politico e non soltanto militare, ed in particolare ai paesi arabi del Golfo, ma non solo, a diffidare dei loro nuovi interlocutori, Teheran oltreché Islamabad (e a non illudersi troppo di poter, unendosi a loro, liberare dall'influenza di Israele, giacché mai ne accetterà il ridimensionamento). Vi è, infine, un messaggio rivolto a tutti: gli Stati Uniti non sono in condizione di fermare Israele (se non sono più in grado di portare avanti la loro strategia duale con Tel Aviv, quest'ultima è comunque disposta a proseguire anche da sola, senza che Washington possa vantare l'ultima parola: così gettando pure un'ulteriore ombra d'inaffidabilità sugli Stati Uniti agli occhi di tutti i loro partner ed interlocutori regionali, e non solo).


E', quella israeliana, una strategia palesemente disperata, propria di chi sa di ritrovarsi con le spalle al muro; dopotutto, come non a caso affermato nelle ultime ore da varie figure di vertice iraniane (dal portavoce del parlamento iraniano, Ghalibaf, al segretario del consiglio supremo di sicurezza nazionale, Zolghadr, al consigliere della Guida Suprema Khamenei, Mokhber), la risposta di Teheran sarà "alla pari" ed "imminente", così riaffermando l'indivisibilità dell'Asse della Resistenza e tra i suoi vari attori in ognuno dei teatri regionali, Libano per primo.

 
Del resto, che sia disperata la strategia israeliana, e dettata da una situazione ancor più disperata, lo si evince proprio dalla scelta di bombardare il sobborgo di Dahieyh, che ben poco ha a che vedere, in sé, con le operazioni militari di Hezbollah (che nel frattempo, nel sud del paese, sta sottoponendo le forze e gli obiettivi israeliani ad un'offensiva sempre più radicale) e peraltro in precedenza già più volte escluso dai militari di Tel Aviv nonostante le insistenze dei vertici governativi.

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