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M23 e Corridoio di Lobito, la corsa neocoloniale nella RD Congo segnata dall'ebola

28-05-2026 18:00

Filippo Bovo

M23 e Corridoio di Lobito, la corsa neocoloniale nella RD Congo segnata dall'ebola

1. La destabilizzazione politica, causa della nuova epidemia di ebola nella RD Congo La diffusione dell'ebola in Africa Centrale, in particolar modo t

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1. La destabilizzazione politica, causa della nuova epidemia di ebola nella RD Congo

 

La diffusione dell'ebola in Africa Centrale, in particolar modo tra aree orientali e nord-orientali della Repubblica Democratica del Congo (Sud Kivu, Nord Kivu ed Ituri) ed Uganda, in preoccupante crescita, è stata dichiarata lo scorso 16 maggio Emergenza Sanitaria Internazionale dall'OMS. E' indubbia la sua gravità, anche perché va ad impattare su regioni già in forte sofferenza a causa di una profonda e ricorrente instabilità politica e militare. In generale, quanto abbia sofferto la RD Congo in tutta la sua storia, forse solo Dio lo sa. Basti pensare che solo i conflitti nelle sue regioni orientali, dagli Anni '90 ad oggi, secondo le stime più contenute avrebbero provocato fin qui sei milioni di morti e otto milioni di sfollati. Molti ricorderanno, ad esempio, l'operato degli M23, milizia Tutsi sostenuta nell'est della RD Congo da Uganda e soprattutto Ruanda. Tuttora attiva, e come tale sin dal 2009, quando sorse sulle ceneri del suo antenato, il Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP), non è certamente scomparsa dalla scena solo perché nel frattempo dimenticata dai nostri media e di conseguenza pure da molto pubblico occidentale. Certo, quanto avvenuto nel gennaio 2025, allorché gli M23 presero Goma, capoluogo del Nord Kivu, per molti qui è un fatto ormai lontano ed annebbiato; ma, guardacaso, sempre Goma s'è ritrovata ad essere, insieme alla provincia più settentrionale dell'Ituri, al centro dell'attenzione in questi ultimi giorni.

 

Goma, tuttora nelle mani degli M23 che vi hanno stabilito una loro amministrazione parallela (un regime d'occupazione militare, che risponde alle finalità neocolonialiste di cui Uganda e Ruanda, per conto dei loro "alleati esterni", si fanno portatori e tramite), è pure uno dei luoghi dove oggi l'ebola sembra spargersi con la maggior virulenza. Tant'è che non si potrebbe neppure escludere che a far entrare il virus dell'ebola anche in Uganda, la cui frontiera con la RD Congo è molto attraversata, possano essere stati proprio i fitti transiti di armi e minerali posti in essere dall'operato degli M23, oltre che da civili e sfollati in costante movimento. L'Uganda, per anni perturbatore degli equilibri congolesi, si trova così oggi a far a sua volta le spese di un'epidemia indirettamente causata proprio da quel costante clima d'instabilità. Al momento non si registrano casi analoghi anche in Ruanda, che ancor più dell'Uganda è coinvolto nella destabilizzazione della RD Congo; tuttavia, il monito vale anche per la sua leadership. Agendo come quei loro "alleati esterni", a cui debbono molto dell'arsenale e delle ragioni della loro turbolenta colonizzazione del territorio congolese (ovvero Stati Uniti, Israele ed Unione Europea), Uganda e Ruanda possono rischiare di finire travolti da un non dissimile epilogo, persino di precorrerlo. Dar fuoco al giardino del vicino è sempre pericoloso anche per il proprio.

 

Partito ad aprile dall'Ituri, la provincia più settentrionale, seguendo le rotte commerciali e logistiche il virus non ha tardato a giungere nel Nord Kivu e nel Sud Kivu, e da lì a sconfinare anche in Uganda. Non passa inosservato, in tutta questa diffusione, quanto l'azione degli M23, bloccando convogli d'aiuti sanitari e favorendo con l'offensiva militare gli spostamenti in massa di molti civili, sia stata il miglior carburante che l'epidemia potesse mai richiedere. Pure questo, un altro argomento di seria riflessione, per quanto il messaggio che reca non sia certo nuovo. E' un argomento che, tra l'altro, acquisisce ancor più spessore se pensiamo che, quando a gennaio 2025 gli M23 giunsero a Goma, la comunità medica internazionale prontamente si allarmò per le sorti del locale Istituto Nazionale di Ricerca Biomedica (IRNB), al cui interno erano custoditi i campioni congelati di precedenti ceppi epidemici di ebola ed altri patogeni letali: ovviamente si paventava non tanto il rischio che quei campioni venissero intenzionalmente usati come arma biologica, ma che saccheggi, blackout e collassi dell'infrastruttura, con l'interruzione della catena del freddo, portassero ad una nuova epidemia. La situazione, sia pur con molte difficoltà, fu allora mantenuta sotto controllo; ma ora, sempre per ragioni comunque legate all'operato di forze d'occupazione a guida straniera, si verifica il paradosso di un'epidemia che ugualmente si diffonde, e non per la distruzione del centro di ricerca che ospitava i vecchi ceppi virali di tipo Zaire, ma dell'insorgere di un virus nuovo, dall'Ituri, variante Bundibugyo, contro cui non si hanno ad oggi vaccini o trattamenti di provata efficacia.

 

2. M23 e Corridoio di Lobito: colonialismo e neocolonialismo 2.0

 

Il Corridoio di Lobito è una linea logistica e ferroviaria di circa 1850 km che collega Zambia, RD Congo e Angola: proprio dall'angolano porto di Lobito, dove sfocia tramite la storica ferrovia del Benguela, debitamente modernizzata, prende infatti il suo nome. In tal modo le ricche regioni minerarie dell'entroterra zambiano e congolese, a cominciare dal Katanga, vengono così collegate all'Atlantico, dove i loro importanti minerali critici, dal rame al cobalto, possono venir poi trasportati negli USA. Quest'ultimi, infatti, con l'UE sono stati i grandi promotori del Corridoio, con investimenti finanziati dalle loro piattaforme di cooperazione come, ad esempio, il Global Gateway europeo. Non mancano, per rendere più gradevole il progetto, pure progetti collaterali, tesi ad estendere l'utilizzo del Corridoio anche al trasporto di civili ed altri merci, e altre iniziative sociali, sostenute in particolare dall'Italia; ma in generale, è un po' un addolcimento della pillola. La funzione principale del Corridoio quella è e quella resta: di garantire la corsa ai minerali critici da parte di USA ed UE con infrastrutture logistiche sotto il loro controllo, così estromettendo da quella stessa corsa la Cina, soprattutto nella RD Congo.


I collegamenti con l'azione degli M23 nelle regioni orientali e nord-orientali della RD Congo ci sono tutti: per quanto geograficamente lontani, il tracciato del Corridoio ed il regime d'occupazione degli M23 intorno al Kivu costituiscono due facce della stessa medaglia geopolitica nell'odierna "diplomazia dei minerali critici" a guida USA e partecipazione UE (oltre, si badi bene, a Israele ed UK). Insomma, il Corridoio di Lobito da una parte e gli M23 (sostenuti col tramite di Ruanda, Uganda e Kenya) dall'altra sono un "Giano Bifronte" delle strategie USA per mettere in sicurezza il loro accesso ai minerali critici ed estromettere gli altri concorrenti (Cina per prima, ma non solo) dalla filiera. Tant'è che vari analisti internazionali (come, ad esempio, quelli dell'Oakland Institute), notano la complementarietà di queste due rotte parallele, una meridionale e l'altra orientale, a comporre la strategia americana volta ad assicurarsi l'accesso ai minerali critici estratti nella regione. 


Non solo, ma gli M23 sono stati utili, per Washington, anche per costringere il governo della RD Congo ad un umiliante accordo di pace col Ruanda, principale coordinatore di quella milizia attiva nell'est del grande paese africano, e stretto alleato (guardacaso) proprio di USA ed Israele (quest'ultimo in particolare provvede a molto del suo arsenale, e riceve oro e minerali critici estratti nel Sud Kivu sotto la guida degli M23 e in seguito trasportati a Kigali, per poi risalire a Tel Aviv, e non solo). In cambio di un poco credibile e piuttosto fragile accordo di tregua, infatti poi più volte violato dagli M23, Washington ha ottenuto da Kinshasa la creazione di una Riserva Strategica di Attivi, un meccanismo che consente alle aziende americane il diritto di prima offerta e un accesso esclusivo e preferenziale ai giacimenti congolesi non ancora "assegnati", così ottenendo l'ambito obiettivo di blindare le proprie forniture a danno della concorrenza, cinese in primis. Sempre nell'accordo, a ciò ha poi corrisposto una "sanatoria economica" per il Ruanda, ovvero l'imposizione di un processo d'integrazione economica regionale che di fatto istituzionalizza il ruolo di Kigali come piattaforma per la raffinazione e l'esportazione (a quel punto legalizzata) dei minerali estratti nell'est della RD Congo, così "capitalizzando" i suoi anni di controllo della regione a mezzo degli M23 (armati di tutto punto proprio dal governo ruandese, tanto che al loro interno ha inserito pure qualche migliaio di militari del suo esercito). 


Come vediamo, il colonialismo e il neocolonialismo, che hanno sempre tanti complici e mai un esclusivo esecutore, neanche nel caso di una presenza singola e diretta, proprio per tali ragioni può avvenire anche tra nazioni africane. Appare così, davvero netta, la convergenza dei tanti attori in gioco, nella corsa ai minerali critici che anima il colonialismo e il neocolonialismo dell'attuale epoca. La guerra d'attrito degli M23 ad est e la costruzione del Corridoio di Lobito a sud non sono, insomma, due fenomeni isolati o scollegati. Al contrario, l'azione degli M23 ha creato o comunque aggravato la crisi geopolitica regionale necessaria ad attori come USA, UE, UK ed Israele affinché la RD Congo fosse costretta a cedere la sua residuale sovranità sulle risorse con l'Accordo di Washington. L'Accordo di Washington e il Corridoio di Lobito si presentano così come gli "strumenti legali ed infrastrutturali" con cui, capitalizzando l'artatamente coltivata debolezza congolese, gli USA e i loro alleati possono virtualmente assicurarsi il controllo di una catena globale dei minerali critici estratti nella regione.

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