
Tra le ritorsioni ventilate dalla Casa Bianca nei confronti dell'UE, dei paesi europei ed in particolare della Spagna, desta una certa attenzione quella di rafforzare l'asse Washington-Rabat a scapito di Madrid e Bruxelles. Per ora sono soprattutto ipotesi ricattatorie, ma già il solo atto di comunicarle ai quattro venti comporta delle ovvie conseguenze politiche e diplomatiche: non è certo questo, in fondo, il linguaggio della diplomazia. Tra l'altro, aprendo una nota a margine, questo parlar da caudillo dovrebbe contribuire a metter all'angolo tutte le belle chiacchiere sin qui sentite sulla superiorità dell'occidente e della sua democrazia, tutte chiacchiere usate per giustificare decenni d'ingerenze negli affari interni del Sud Globale e non solo. E' senz'altro un sintomo di un più generale e rapido declino.
La sospensione della Spagna dalla NATO, a causa del suo rifiuto ad usare le basi, in particolare quella di Rota, potrebbe portare gli USA a ripiegare su basi marocchine come Ksar Sghir e Tan-Tan. Inoltre, data la sovranità marocchina su parte dello Stretto di Gibilterra, gli USA potrebbero avere mani più libere per aggirare i vincoli politici e burocratici posti da Madrid ed eventualmente anche da Bruxelles. Del pari, avrebbero più margini di manovra anche con Londra, che con Madrid e Rabat esercita una parte di sovranità sullo Stretto e conosce oggi analoghi dissapori con Washington che portano la Casa Bianca a ponderare altre ritorsioni come il riconoscimento delle Isole Malvinas/Falkland all'Argentina, togliendolo alla Gran Bretagna.
In generale, tolte ipotesi come i cambiamenti nel riconoscimento della sovranità territoriale, che sarebbero senz'altro eclatanti, non vi sarebbe molto di nuovo: le basi marocchine, per esempio, sono già oggi frequentemente usate dall'AFRICOM e, con Washington, il Marocco ha tradizionalmente buoni rapporti, peraltro ulteriormente intensificatisi sotto Re Mohammed VI. Rabat, oltretutto, è anche un grande vettore commerciale tra Africa ed Europa, con porti come il Tanger Med che da tempo hanno superato per volumi annui molti porti spagnoli come Algeciras. Con una maggior partnership con gli USA, senza comunque rinunciare a quella con l'UE, con cui il paese è altrettanto legatissimo per queste come per altre ragioni, potrebbe aspirare al ruolo di maggior hub logistico per l'Atlantico centrale e il Mediterraneo occidentale.
Vi sarebbe poi una funzione anti-spagnola anche per le exclaves spagnole di Ceuta e Melilla, sul territorio marocchino, dove gli USA potrebbero appoggiare le rivendicazioni di sovranità del Marocco, sulla falsariga proprio di quanto già ipotizzato per le Malvinas o Falkland che dir si voglia. Ciò potrebbe riguardare le loro dispute sulle acque territoriali, molto ricche dal punto di vista minerario, con piccoli tesori geologici come il monte sottomarino Tropic, piuttosto ricco di minerali rari. Non di meno, vi sarebbe un maggior consolidamento per il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, già sostenuta dagli USA lo scorso anno e che vede ormai un appoggio maggioritario anche in sede ONU, con indubbi vantaggi politici per Rabat nei confronti di Algeri, che al contrario da sempre sostiene il Polisario proprio in funzione anti-marocchina.
Per gli altri paesi della regione, certamente l'Algeria si ritroverebbe ad incassare un nuovo, seppur parziale, ridimensionamento della sua influenza locale, una tendenza per la verità in atto già da anni; mentre la Tunisia, dinanzi ad un eventuale rafforzamento di una tale prospettiva bipolare nella regione, potrebbe vedersi costretta a rafforzare i legami già in essere con l'Algeria, sorti soprattutto per interesse economico, o rafforzare quelli coi partner regionali più moderati. Tunisi è tradizionalmente neutralista, ma a questo punto, come del resto già visto sin qui e come più volte avvenuto nella sua storia, avrebbe di nuovo autostrade dinanzi a sé presso tutti i suoi interlocutori, regionali ed extraregionali.
Per altri paesi nella regione, a cominciare da quelli subsahariani, l'irrobustimento di un simile scenario potrebbe portare ad effetti globalmente positivi. In particolare quelli dell'AES, già ben legati al Marocco e non sempre in buoni rapporti con l'Algeria, almeno per quanto concerne il Mali, assisterebbero a queste novità con un certo compiacimento. Il Niger, che nella triade dell'AES è il paese più mediatore, potrebbe vedersi poi maggiormente valorizzato come intermediario capace di sviluppare positive cooperazioni tanto col Marocco, con cui è in buoni rapporti, quanto con l'Algeria, con cui ha sviluppato nuove partnership energetiche. Inoltre, un maggior consolidamento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale fornirebbe ai tre paesi dell'AES nuovi contributi nella sicurezza regionale e nella cooperazione con Rabat, rafforzando così i loro canali verso l'Atlantico. Non diversamente si potrebbe dire anche per la Mauritania, che in questo scenario si vedrebbe ancor più valorizzata come "ago della bilancia", ricevendo impulso per la sua tradizionale capacità ad intrattenere legami costruttivi tanto coi vari attori regionali quanto con l'UE.
In Italia potrebbero esserci invece danni o benefici, a seconda dei punti di vista. Data la nostra forte dipendenza dal gas algerino, ma pure i forti legami con Rabat, il nostro paese potrebbe sfruttare i maggiori spazi che verrebbero a crearsi per la nostra diplomazia, soprattutto quella economica ed energetica, approfittando così anche dell'eventuale e parziale ridimensionamento spagnolo nella regione. Potrebbero però essere più gravi i contraccolpi sul fronte logistico: se il baricentro del Mediterraneo si trovasse a gravare maggiormente sull'asse Tangeri-Gibilterra, i nostri porti come Trieste, Genova e Gioia Tauro rischierebbero di ritrovarsi ad essere più periferici. Infine, cosa che bene o male varrebbe per tutti i paesi UE, Italia compresa, potrebbero esservi necessità nel revisionare le politiche anti-migratorie, dato il maggior potere contrattuale che Rabat, ma a quel punto e a cascata anche tutti gli altri paesi della costa meridionale del Mediterraneo, si troverebbero ad avere nella gestione dei flussi migratori.
