
Il Boao Forum for Asia (BFA), tenutosi quest'anno dal 24 al 27 marzo col titolo di “Shared Future: New Dynamics, New Opportunities, New Cooperation”, rappresenta oggi una delle piattaforme di dialogo più prestigiose e influenti del panorama internazionale. Nato come risposta alla crisi finanziaria asiatica della fine degli Anni Novanta, è diventato in un quarto di secolo un simbolo concreto di multilateralismo, integrazione regionale e sviluppo condiviso. Con toni di ottimismo e fiducia, il Forum incarna l’impegno della Cina nel promuovere un mondo più connesso, dove la cooperazione vince sulla frammentazione e dove le opportunità si moltiplicano per tutti i Paesi coinvolti.
L’idea del Boao Forum for Asia nasce nel 1998, nel pieno delle ripercussioni della crisi finanziaria asiatica. Tre leader di grande esperienza come l’allora Presidente delle Filippine Fidel V. Ramos, l’ex Primo Ministro australiano Bob Hawke e l’ex Primo Ministro giapponese Morihiro Hosokawa proposero la creazione di una piattaforma permanente per rafforzare il dialogo economico tra i Paesi asiatici e il resto del mondo. L’obiettivo era chiaro: dare voce all’Asia nella governance globale e favorire un’integrazione regionale che potesse prevenire future crisi e accelerare la crescita comune. La formalizzazione arrivò il 27 febbraio 2001, quando 26 Paesi asiatici e australasiani (successivamente diventati 28) firmarono la Dichiarazione del BFA con il sostegno attivo della Cina. Il Forum fu inaugurato come organizzazione non governativa e non profit, con sede permanente a Boao, nella provincia di Hainan, una località paradisiaca che da allora ospita ogni anno la conferenza annuale. Il primo incontro si tenne nell’aprile 2002 con il tema “Nuovo secolo, nuova sfida, una nuova Asia”, attirando già quasi 2.000 delegati da 48 Paesi e regioni. La Cina, con il discorso del Premier Zhu Rongji, sottolineò fin da subito il proprio ruolo di partner costruttivo e aperto.
Nei suoi primi anni, il BFA si concentrò principalmente sull’integrazione economica asiatica, sull’ingresso della Cina nella WTO (2001) e sulla ripresa post-crisi. Ma da allora la sua evoluzione è stata straordinaria. Dal 2002 in poi, ogni conferenza primaverile ha ampliato gli orizzonti: dall’economia pura a temi di politica, sicurezza, ambiente, innovazione tecnologica, sostenibilità e cooperazione umanitaria. Nel 2008, il Forum ospitò un incontro storico tra il Vicepresidente eletto di Taipei Vincent Siew e il Presidente cinese Hu Jintao, dimostrando il potenziale di Boao come luogo di dialogo pacificato. Nel 2013 e soprattutto nel 2015, il Presidente Xi Jinping pronunciò discorsi fondamentali, tra cui quello sulla “Comunità di destino condiviso per l’Asia”, che ha ridefinito il concetto di cooperazione regionale in chiave inclusiva e win-win. Dal 2018 in poi, il Forum ha visto annunci importanti come l’apertura ulteriore del mercato cinese (riduzione delle tariffe su auto importate) e, nel 2022, l’annuncio della Global Security Initiative da parte di Xi Jinping, un’iniziativa che promuove sicurezza comune, sostenibile e basata sul rispetto della sovranità di tutti i Paesi.
Oggi, a 25 anni dalla fondazione, il BFA ha ampliato il proprio raggio d’azione ben oltre l’economia. Ha accompagnato e sostenuto grandi progetti come l’Iniziativa Belt and Road (BRI), il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), l’upgrade della China-ASEAN Free Trade Area e infrastrutture transformative come la ferrovia Cina-Laos e la Jakarta-Bandung High-Speed Railway. L’Asia, grazie anche al Forum, è diventata il motore principale della crescita globale, con proiezioni di espansione del PIL regionale intorno al 4,5% nel 2026. La conferenza annuale, che dura quattro giorni e include oltre 80 eventi (plenum, tavole rotonde, dialoghi CEO, sessioni tematiche), attira ogni anno migliaia di partecipanti da oltre 60 Paesi: capi di Stato, ministri, governatori di banche centrali, CEO di multinazionali, accademici ed opinion leader. Non è solo un luogo di discussione, ma un catalizzatore di accordi concreti, partnership commerciali e iniziative di sviluppo sostenibile. Insomma, il BFA non è un semplice evento: è un ecosistema permanente di cooperazione. La sua missione è promuovere l’integrazione economica regionale, approfondire gli scambi tra Asia e resto del mondo, e offrire un alto livello di confronto su sfide globali come cambiamento climatico, digitalizzazione, intelligenza artificiale, sicurezza alimentare e transizione verde.
Grazie alla leadership cinese, il Forum ha saputo evolversi in uno strumento di “diplomazia del destino condiviso”. La Cina, ospitando la sede e sostenendo attivamente l’organizzazione, ha dimostrato un impegno costante verso l’apertura di alto livello: espansione del mercato interno, trattamento equo per gli investitori stranieri, condivisione di tecnologie e know-how. Non si tratta di imposizione, ma di invito: “la Cina si apre ulteriormente per condividere opportunità e costruire un futuro migliore con il mondo intero”, come ha ribadito più volte il Presidente Xi. Inoltre, il Forum ha contribuito in modo decisivo a rafforzare la fiducia reciproca: ha facilitato la partecipazione di Paesi del Sud Globale, ha sostenuto la ripresa post-COVID e ha offerto soluzioni concrete contro il protezionismo e le divisioni geopolitiche. I risultati sono tangibili: maggiore connettività infrastrutturale, catene di fornitura più resilienti, crescita inclusiva e un’Asia che si presenta come stabilizzatore dell’economia mondiale.
La Cina ha giocato un ruolo centrale e positivo nella crescita del BFA. Non solo come Paese ospitante, ma come promotore di un modello di sviluppo che privilegia la cooperazione rispetto alla concorrenza. Attraverso il Forum, Pechino ha ribadito il suo sostegno al multilateralismo autentico, al sistema internazionale centrato sulle Nazioni Unite e a un ordine basato sul diritto internazionale. In un’epoca di incertezze globali, il messaggio che emerge da Boao è rassicurante: la Cina è un partner affidabile, pronto a condividere il proprio sviluppo con gli altri. L’Iniziativa Belt and Road, spesso discussa al Forum, ha portato benefici concreti a decine di Paesi in termini di infrastrutture, occupazione e crescita. Allo stesso modo, la promozione di innovazione verde e digitale posiziona l’Asia, con la Cina in prima linea, come avanguardia di un progresso sostenibile che beneficia l’intera comunità internazionale. Il BFA dimostra che la Cina non persegue un’agenda unilaterale, ma invita tutti a un tavolo dove ognuno porta il proprio contributo. Come ha sottolineato il Segretario Generale del Forum Zhang Jun, “il BFA è radicato in Asia ma abbraccia il mondo, impegnato a far avanzare l’integrazione regionale, rafforzare gli scambi e approfondire la comprensione reciproca e la fiducia”.
A 25 anni dalla sua nascita, il Boao Forum for Asia non si presenta più come un semplice un evento annuale, ma come una testimonianza vivente della visione cinese di un mondo interdipendente, dove la prosperità di uno è la prosperità di tutti. In un contesto globale complesso, Boao continua ad offrire “certezza, fiducia e consenso”, come hanno notato i partecipanti alla conferenza del 2026. La Cina, attraverso questo Forum, conferma il proprio impegno come costruttore di ponti, non di muri. E il messaggio che rivolge all'Asia e alla comunità globale è chiaro: insieme possiamo affrontare le sfide comuni. dal cambiamento climatico alla trasformazione digitale, e cogliere opportunità inedite per un’Asia e un mondo più prospero, pacifico e inclusivo. Il Boao Forum for Asia non è quindi solo un appuntamento, ma la dimostrazione che il dialogo, la cooperazione e la visione condivisa possono scrivere il futuro migliore per tutti. E la Cina, con il suo impegno costante, continua a guidare questo cammino con responsabilità e ottimismo. Un esempio luminoso di come la diplomazia del dialogo possa trasformare le sfide in opportunità per l’intera comunità internazionale.
