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Cina e Italia: un rapporto vitale, tra dinamici equilibri

14-10-2025 14:00

Filippo Bovo

Cina e Italia: un rapporto vitale, tra dinamici equilibri

Dall'8 al 12 ottobre scorsi il ministro degli Esteri cinesi Wang Yi, nel corso di un tour che prevedeva anche un passaggio in Svizzera, ha compiuto un

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Dall'8 al 12 ottobre scorsi il ministro degli Esteri cinesi Wang Yi, nel corso di un tour che prevedeva anche un passaggio in Svizzera, ha compiuto una visita in Italia su invito del nostro governo. Principale ragione della visita, la 12esima riunione congiunta del Comitato Governativo Italia-Cina, co-presieduta oltre che dallo stesso Wang Yi anche dal suo omologo italiano, Antonio Tajani, con la presenza di grossi nomi dell'imprenditoria italiana come ad esempio Piaggio, SAVE, Unione Italiana Vini, ANFIA, Verona Fiere, Zambon Pharma, Filiera Italiana e Federalimentare. Come riferito dai portali dei ministeri degli Esteri italiano e cinese, si è trattato di un importante momento per saggiare ed ulteriormente sviluppare il grado di fiducia maturato dai due Paesi nella costruzione di una solida cooperazione strategica reciproca, col chiaro obiettivo di favorirne ancor più l'implementazione in futuro. Nella sua permanenza a Roma, il ministro Wang Yi ha poi incontrato anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Le immagini pubblicate denotano non a caso un più che percepibile grado di reciproca soddisfazione, legato proprio alla capacità di esser riusciti a costruire e mantenere un rapporto equilibrato e soddisfacente nella pur non semplice dinamica dei rapporti internazionali odierni.

 

Wang Yi e Tajani hanno discusso di una vasta gamma di temi bilaterali e globali, su cui i due le posizioni dei due Paesi non sempre si trovano a coincidere. Il rafforzamento della cooperazione nell'economia, nei commerci, negli investimenti, nella scienza e nella tecnologia, oltre che nella cultura e nel turismo, poggia da entrambe le parti sul riconoscimento dell'importanza del libero commercio e del multilateralismo, col reciproco riconoscimento tra Italia e Cina dello stato di “economie aperte”, promotrici di un'economia mondiale inclusiva. Sul piano internazionale, i colloqui hanno invece toccato temi come la difficile situazione in Ucraina e in Palestina, la transizione energetica, la stabilità geopolitica e la sicurezza globale. Sebbene soprattutto su questi temi tra Italia e Cina spesso si noti un certo disallineamento, quantomeno negli approcci perseguiti, nel merito tanto Roma quanto Pechino tendono a concordare sull'impellenza che sia loro data una stabile soluzione. Se ne ha prova, per esempio, con l'appoggio cinese alla proposta italiana di un cessate il fuoco globale in vista dei Giochi Olimpici Invernali del 2026, avanzata all'ONU. Un altro argomento assai sentito da entrambe le parti, è poi quello di come gestire le reciproche preoccupazioni sulla sicurezza senza ostacolare le relazioni bilaterali.

 

In generale la visita ha testimoniato importanti progressi nei rapporti sino-italiani. Le relazioni sono infatti descritte dall'Ufficio di Rappresentanza della Cina all'ONU, come “solide e con un positivo sviluppo", con una piena attuazione del partenariato strategico globale. Da anni il commercio tra le due parti supera i 70 miliardi, denotando una grande capacità di tenuta rispetto alle non facile sfide conosciute sin qui dall'economia globale e, come ricordato anche da China Briefing, l'entrata in vigore da quest'anno dell'accordo contro la doppia tassazione (DTA) va ulteriormente a favorire gli investimenti reciproci riducendo le barriere fiscali. Anche sul fronte culturale, gli scambi appaiono fruttuosi e vivaci: China Diplomacy loda l'antica saggezza delle due civiltà, italiana e cinese, che oltre alla diplomazia governativa guida pure quella culturale. Iniziative come i Forum di Sinologia e gli scambi giovanili, o ancora le mostre museali congiunte, indicano secondo China Daily un potenziale per un ulteriore potenziamento. In generale, la cultura è da sempre matrice di distensione e, grazie alla reciproca conoscenza tra i popoli che va a favorire, anche di una più sana globalizzazione.

 

Tuttavia alcuni disallineamenti, come già brevemente accennato, continuano a rimanere. L'Italia, con l'uscita dalla Belt and Road Initiative, ha cercato nuovi equilibri con Pechino, dovendo bilanciare la sua naturale vocazione a guardare soprattutto a Sud e ad Est coi forti richiami provenienti da Nord e da Ovest, ovvero dall'UE e dagli USA. Il governo italiano, onde porsi al riparo dalle critiche provenienti da Washington, secondo Bloomberg stava valutando persino delle limitazioni al controllo cinese in aziende ritenute di rilevanza critica come, ad esempio, il colosso della gomma Pirelli, al 37% detenuto da Sinochem International: la situazione pare in seguito esser stata in parte chiarita. Resta da approfondire la cooperazione nei settori innovativi e la gestione delle divergenze in questioni globali su cui ancora permangono alcune distanze, come nella sicurezza e nel commercio equo. Come descritto dall'edizione di Hong Kong di China Daily, secondo il ministro Wang Yi per una cooperazione più stabile è fondamentale che siano eliminate proprio certe interferenze esterne. Il Piano triennale per lo sviluppo del Partenariato Strategico Globale, firmato nel 2024, indica la volontà dell'Italia di trovare una linea intermedia tra i richiami che da Bruxelles e Washington l'hanno costretta al disimpegno dalla BRI e le esigenze dei suoi settori più avanzati a mantenere e potenziare il rapporto con Pechino. L'interazione sino-cinese, sotto quest'aspetto, è naturale: Roma ha in Pechino una meta vitale per le sue esportazioni, ricevendone investimenti altrettanto vitali per il suo futuro economico. 

 

Influire nel rapporto economico tra i due Paesi, per chi mira ad aumentarne le reciproche distanze, risulta prioritario; ma altrettanto prioritario, per Roma e Pechino, è preservarne la buona salute. L'Ufficio di Rappresentanza cinese all'ONU, commentando gli oltre 70 miliardi di dollari nel volume degli interscambi bilaterali, pone enfasi alla comune visione di Roma e Pechino a favore di un'economia aperta in un clima di multilateralismo. L'Italia mira ad estendere gli investimenti reciproci in settori tradizionali come la manifattura ed innovativi come la tecnologia e l'energia verde, e grazie al nuovo DTA i rischi fiscali per le imprese risulteranno significativamente diminuiti, a fronte di un maggior flusso dei capitali. Nel contesto europeo, poi, l'Italia riveste per la Cina per un ruolo chiave, e come 50° Anniversario delle relazioni diplomatiche sino-italiane il 2025 è sin qui stato un anno davvero prezioso per favorire il dialogo Cina-Europa. Anche la diplomazia culturale ne ha tratto un forte beneficio, cementando ancor più un legame che pare oggi davvero difficile da scalfire. 

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