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Da Tianjin, lo SCO Summit segna l'avvento di un più solido ed equo ordine internazionale

02-09-2025 18:00

Filippo Bovo

Da Tianjin, lo SCO Summit segna l'avvento di un più solido ed equo ordine internazionale

In questi giorni, ospitando un evento tanto cruciale per gli equilibri geopolitici eurasiatici come il 25esimo Vertice dei Capi di Stato della SCO (Or

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In questi giorni, ospitando un evento tanto cruciale per gli equilibri geopolitici eurasiatici come il 25esimo Vertice dei Capi di Stato della SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), Tianjin è parsa più centrale che mai. Grande centro produttivo, economico e portuale, nonché strategico snodo tra Pacifico e Cina settentrionale, Tianjin si presenta già di per sé come una realtà di grande peso internazionale. Molti, in Italia, ancora la ricordano col vecchio nome di Tientsin, legato ad epoche coloniali ormai fortunatamente tramontate; ed in effetti l’architettura dei suoi quartieri più storici, caratterizzata spesso da stili europei, ne è oggi memoria e monito per i tanti turisti che la visitano. Con un passato ed un presente tanto ricchi ed eterogenei, la città si presenta dunque con una consolidata vocazione all’internazionalità; e, come in questa particolare occasione, sede ideale pure per un Vertice distintosi proprio per l’ormai solida e riconosciuta rilevanza globale oggi acquisita dalla SCO.

 

E’ stato infatti il più importante Vertice nella storia dell’Organizzazione, come dichiarato in primo luogo dal Presidente cinese Xi Jinping che, facendo gli onori di casa, ha accolto i suoi omologhi dei vari paesi membri, osservatori e partner di dialogo. Ben 27 erano le nazioni in totale coinvolte, rimarcando un deciso sostegno alla cooperazione multilaterale, alla sicurezza regionale, allo sviluppo sostenibile e al rifiuto della mentalità da Guerra Fredda. In un contesto come quello odierno, caratterizzato da profonde tensioni commerciali e geopolitiche, il Summit ha fornito così un rassicurante e controcorrente segnale di dialogo per la pace e la stabilità globale. Soprattutto il rapido riavvicinamento tra Russia, India e Cina, col rilancio in grande stile dello strategico trio RIC, è ciò che maggiormente ha suscitato le attenzioni e pure le inquietudini dei vari osservatori occidentali. Dopotutto non è un mistero che il consolidamento di questo enorme trio geopolitico, manifestatosi con notevole rapidità, debba molto alla condotta poco costruttiva e lineare tenuta nei confronti dei suoi protagonisti dall’asse Stati Uniti-Unione Europea. Rilanciando il loro dialogo ad alto livello, questi tre grandi paesi possono ora congiuntamente affrontare le varie questioni globali e regionali su cui, come nel caso dei rapporti sino-indiani, finora non sempre vi era stata una piena identità di vedute.

 

Presenti, oltre ai leader del RIC (Vladimir Putin, Narendra Modi e Xi Jinping), anche quelli di tutti gli altri paesi tra membri, osservatori e partner di dialogo: dall’iraniano Masoud Pezeshkian al pakistano Shehbaz Sharif, dal kazako Kassym-Jomart Tokayev al bielorusso Alexander Lukashenko, o ancora il turco Recep Tayyip Erdogan, l’azero Ilham Aliyev, l’armeno Nikol Pashinyan, nonché i Presidenti di Maldive, Myanmar, Mongolia, Kyrgyzstan, Tajikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, i Primi ministri di Malaysia, Nepal, Vietnam, Laos, Cambogia ed Egitto, oltre al ministro degli Esteri indonesiano. Partecipavano inoltre i vertici di dieci organizzazioni tra internazionali ed intergovernative, dal Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres ai suoi omologhi della stessa SCO, dell’ASEAN (Association of Southeast Asian Nations), della RATS (Regional Anti-Terrorist Structure), della CIS (Commonwealth of Indipendent States), della CSTO (Collective Security Treaty Organization), della EAEU (Eurasian Economic Union), dell’ECO (Economic Cooperation Organization), del CICA (Conference on Interaction and Confidence-Building Measures in Asia) e dell’AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank).

 

Già tutto ciò ci dà l’idea di un Vertice di vasta e massiccia importanza, non a caso definito come il più importante nei venticinque anni di storia della SCO, fondata a Shanghai nel 2000. A soddisfazione delle curiosità dei vari osservatori occidentali, vi sono stati dei bilaterali davvero d’alto rilievo. Ad esempio, l’incontro del premier Modi col Presidente russo Putin ha testimoniato l’irrobustimento delle relazioni russo-indiane a scapito degli ultimatum statunitensi, come previsto proprio non molti giorni fa in un altro nostro articolo. Ma ancor più quello col Presidente cinese Xi, per la prima volta in sette anni, ha segnato un momento chiave nelle relazioni sino-indiane, col rilancio dei principi di Pancha Shila più comunemente noti in Europa come della Coesistenza Pacifica (rispetto reciproco, non aggressione, non interferenza, mutualità e coesistenza pacifica). Anche il Presidente iraniano Pezeshkian, incontrandosi con Xi, Putin, Sharif e Guterres, oltre al tajiko Rahmon, ha confermato la direzione ormai sempre più eurasiatista dell’Iran, vistosamente consolidatasi dopo la Guerra dei Dodici Giorni che l’ha visto prevalente su Israele. Nelle loro tradizionali visioni strategiche, gli Stati Uniti avevano sempre visto nel favorire e sfruttare le divisioni reciproche tra Russia, Cina, India, Pakistan ed Iran un prezioso vantaggio da alimentare e conservare per esercitare una maggior influenza nel blocco eurasiatico: ebbene, i fatti internazionali degli ultimi anni, dalla guerra in Ucraina a quella in Medio Oriente, dalle sanzioni alle guerre commerciali, hanno invece “clamorosamente” contribuito a sortire l’effetto contrario.

 

Numerose le discussioni che hanno caratterizzato il Vertice, con una particolare enfasi sulla sicurezza e l’antiterrorismo, la cooperazione economica e lo sviluppo, l’energia e l’ambiente, oltre alle tante questioni geopolitiche oggi sul tavolo: tutti argomenti saldamente intrecciati tra loro. I leader hanno condannato gli atti di terrorismo, a partire dall’attentato di Pahalgam dello scorso 22 aprile alla base del successivo scontro tra India e Pakistan; già giorni fa le cancellerie dei due paesi avevano ricusato le rivendicazioni di merito dell’Amministrazione Trump nell’aver diplomaticamente provveduto alla cessazione delle ostilità. Tra i tanti argomenti poi discussi, l’avvio di nuove azioni congiunte contro terrorismo, separatismo ed estremismo, la fondazione di altri centri SCO per la sicurezza e la cybersecurity, oltre ad una più intensa lotta al narcotraffico e al crimine organizzato. Sono state poi concordate nuove misure comuni su commercio, investimenti, connettività e sviluppo sostenibile, col Presidente Xi che ha invitato ad una maggior cooperazione nell’IA, nell’economia digitale e nell’industria verde; il tutto a beneficio di un più avanzato contrasto della mentalità da Guerra Fredda, coi paesi occidentali che hanno tracciato più ampi solchi pure nell’identità di vedute su tali temi. 

 

Il premier Modi a sua volta ha sottolineato l’importanza per il suo paese dato dai tanti pilastri assicurati dalla SCO nella sicurezza, nella connettività e nel fornire nuove opportunità, rinnovando infine quanto gli altri leader un superiore sostegno a nuove riforme globali come quella dell’ONU. In tema di energia ed ambiente sono state invece concordate, oltre ad una più fitta cooperazione energetica fino al 2030, anche nuove iniziative per lo sviluppo condiviso e della forza lavoro.  Infine, le tante questioni geopolitiche, col Vertice che ha evidenziato l’importante ruolo della SCO come contrappeso alle turbolenze politiche, economiche e militari alimentate da Occidente e nella promozione di un ordine equo e democratico basato sui principi di rispetto reciproco e non interferenza. Infrangendo le previsioni di molti osservatori occidentali, che lo descrivevano come un’inquietante minaccia da Oriente, il Vertice ha dunque fornito importanti e rassicuranti segni di solidità, solidarietà e distensione.

 

E’ quanto traspare pure dalla cospicua documentazione partorita da questo Vertice, dalla Dichiarazione di Tianjin, testo guida che enfatizza il multilateralismo, la cooperazione e lo sviluppo condiviso, alla Strategia di Sviluppo SCO 2026-2035, adottata per guidare la futura crescita dell’Organizzazione. S’aggiungono poi la comune decisione di fondare una specifica Banca di Sviluppo SCO per finanziare le infrastrutture e le cooperazione sociale, il sostegno a vari progetti di connettività come quelli riguardanti il porto iraniano di Chabahar e il Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud (INSTC) che collega Russia, Iran ed India tramite l’Asia Centrale e il Golfo Persico, o ancora la firma di 20 diversi documenti su vari temi. Dinanzi a novità di tanto vasta portata, l’impressione che si può trarre di questo Summit è quella di un evento in cui il ruolo della SCO come piattaforma per la cooperazione regionale e globale esce nettamente rafforzato, capace di unire tra loro numerose potenze emergenti in un non facile contesto come quello odierno, segnato da ampie e gravose sfide internazionali. Ancora, traspare il sincero impegno per un reale multilateralismo, con particolare attenzione a temi di comune interesse come la pace, la stabilità e lo sviluppo condiviso, nel segno di una netta virata verso un ordine internazionale più mutuo, rispettoso ed equilibrato.
 

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