
Pochi giorni fa a Pechino s'è tenuto il Summit Cina-UE, con l'incontro tra il Presidente cinese Xi Jinping, il Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Come raccontato anche negli ultimi articoli, i rapporti tra i due giganti non sembrano vivere il loro momento migliore; eppure nulla appare tanto compromesso da impedire che possano invece rimettersi in carreggiata, così da celebrare i 50 anni delle relazioni sino-europee in maniera certo più memorabile. L'opportunità fornita dall'incontro dello scorso giovedì è stata dunque più che preziosa.
Xi Jinping ha ricordato ai suoi interlocutori europei l'importanza che Cina ed UE, entrambi soggetti “adulti” nella comunità internazionale, agiscano responsabilmente lasciando crescere in modo reciprocamente fruttuoso le loro relazioni; a tal proposito può incoraggiare il fatto che, malgrado le pur innegabili divergenze, i due partner preferiscano comunque ingaggiare un rapporto di cooperazione anziché di competizione. In un'epoca di crescenti conflittualità internazionali, puntare sulla collaborazione invece che sulla contrapposizione può dunque risultare di beneficio non soltanto a se stessi ma, indirettamente, anche al resto della comunità mondiale. Poiché la competitività è un obiettivo oggi sempre più vitale per chiunque, la possibilità di raggiungerla con un rapporto d'interdipendenza anziché d'esclusione appare cosa saggia, anche perché il decoupling o la rottura delle catene globali di fornitura, opzione al momento prediletta da altri, non pare che trovi incoraggianti precedenti nella storia. Un auto-isolamento, anche soltanto parziale, ha sempre prodotto guai; mentre sviluppare un'interdipendenza e una convergenza d'interessi mai ha dato luogo a spiacevoli o nefasti epiloghi.
Al momento attuale, l'UE si trova in una fase davvero molto delicata: ha scoperto d'avere un grande partner storico, oltre l'Atlantico, sempre più inquieto ed inaffidabile, che l'ha scagliata contro un altro suo grande partner storico ad est dei suoi confini, privandola della sua energia e dei suoi mercati. Nel frattempo, sempre per influenza di quel suo grande partner storico oltre l'Atlantico, si trova a vivere relazioni sempre più incerte anche coi suoi importanti partner meridionali, dal Nord Africa al Medio Oriente, non soltanto per i diversi approcci sulla questione israelo-palestinese ma pure per aver perorato cause che hanno gradito, dal supporto alle misure del FMI in Tunisia, rigettate dalla leadership tunisina, a quello al governo di Tripoli, disconosciuto dallo Stato libico realmente riconosciuto; a tacer poi delle aumentate diversità di vedute con storici interlocutori come Ankara o Il Cairo. Sempre per influenza di quel suo grande partner storico oltre l'Atlantico, infine, vede i suoi rapporti con un altro grande e storico partner come Pechino sempre più gravati da condizionamenti ostili e senza fondamenti, come le sanzioni sullo Xinjiang o sui veicoli elettrici.
In un'epoca in cui la governance globale va rimappandosi intorno al crescente ruolo del Sud Globale e del rapporto privilegiato che quest'ultimo ha con la Cina, per l'UE continuare su un cammino d'auto-esclusione che la rende sempre più ancellare nei confronti del suo partner oltre l'Atlantico non pare la scelta più saggia o lungimirante. Molto più sensata, invece, sarebbe quella d'agire con un ruolo di protagonista all'interno delle dinamiche globali, dandosi pertanto a rapporti mutui ed equilibrati con tutti i suoi partner, grandi, medi e piccoli, storici o nuovi che siano; a maggior ragione se consideriamo che ad un tale ruolo l'UE ne avrebbe pieno diritto e, stando almeno ai suoi testi fondativi, pure piena vocazione. Ma per farlo l'UE dovrebbe prima di tutto uscire dalle secche di quel cammino d'auto-esclusione.
Ampliare i rapporti coi vari partner internazionali, rilanciandoli qualora vivano un momento di crisi o chiusura dovuto alle incomprensioni sviluppate dall'eccessiva influenza di un solo per quanto storico e grande partner, per l'UE sarebbe dunque una sempre più opportuna ed inderogabile opportunità. Non solo l'ampliamento del rapporto coi singoli partner, ma anche con le varie istituzioni internazionali e/o intergovernative a cui partecipano, dal G20 all'ASEAN fino ai BRICS, risulterebbe sotto quest'aspetto un'auspicata e consona scelta. Per quanto lontano o gravoso possa oggi apparirle, solo portando avanti con buona volontà e positivo coraggio un costruttivo dialogo l'UE può incamminarsi in un futuro dove vivere da attiva protagonista e non da isolata comprimaria.
