
Poiché sempre più c'avviciniamo al concetto di "riserva indiana" per i palestinesi in quanto resta della Striscia progressivamente inglobata dalle Forze Armate Israeliane (la Cisgiordania, si noti, è già stata nel frattempo fagocitata, con tanto di ANP trasformata in una sorta di "ente locale ombra" dello Stato israeliano), la Soluzione a Due Stati, soprattutto senza più i confini del 1967 a suo tempo sanciti dall'ONU, per Israele e i suoi alleati americani ed europei non appare più un tema troppo "impertinente".
Sono soprattutto gli europei ad intensificare i loro strali diplomatici: si badi bene, contrariamente alla vulgata comune li hanno sempre diffusi, sia con la precedente Commissione (allorché Commissario agli Esteri era Josep Borrell) sia con l'attuale, che ne è peraltro diretta erede e continuatrice (con Commissario agli Esteri Kaja Kallas). E' solo parte del gioco: se tutti i giorni si lanciano accuse al vetriolo contro la Cina, la Russia, l'Iran, ecc, giocoforza per tener buona l'opinione pubblica "perbene" non si può non dir qualcosa anche su Israele; ma con la differenza, rispetto agli altri casi, che verso Tel Aviv alle parole non seguono mai i fatti, come ad esempio sanzioni, dazi, ecc. Nulla di cui sorprendersi: il peso specifico dell'influenza politica israeliana nell'UE e nei suoi Stati membri è notoriamente troppo elevato per far sì che certi interessi possano esser seriamente intaccati. Un fantasma d'imparzialità, tanto per salvar le apparenze, è stato il modo con cui in Europa coprire nel frattempo lo stretto legame con Israele che proseguiva indisturbato come prima.
Ma ora, con un atteggiamento politico invero assai opportunistico, la diplomazia europea e nel nostro caso italiana coglie l'occasione dell'ennesimo attacco israeliano ad obiettivi cristiani per continuar a preparare il terreno alla sua politica di "condono tombale" per Israele: così potrebbe chiudersi il conflitto a Gaza salvando (soprattutto) la “capra” israeliana e (assai meno) i “cavoli” palestinesi. Quel “condono tombale” per Israele e i suoi crimini andrebbe a tradursi, né più e né meno, nel contrabbandare per raggiungimento della Soluzione a Due Stati e quindi della pace in Medio Oriente una risicata “riserva indiana” per i palestinesi in una parcellizzata frazione della Striscia. In pratica, sarebbe come se qualcuno condonasse un immenso abuso edilizio o fiscale con pochi spiccioli e patemi: solo che in questo caso non si tratterebbe proprio di un reato amministrativo e penale privato.
Ecco perché ora gli attacchi israeliani ai siti cristiani destano, nella diplomazia europea ed italiana, uno sdegno effettivamente ben maggiore di quello visto in passato. Ci si deve preparare, anche a Roma come del resto a Bruxelles e non solo, al nuovo passaggio politico, che consiste nel non limitarsi più soltanto a ribadire la propria teorica adesione alla Soluzione a Due Stati pur continuando nel frattempo a sostenere a piene mani Israele; ma anche a dire che proprio quella Soluzione a Due Stati, sebbene fortemente rimaneggiata, sia stata infine applicata. Non sarà difficile, almeno per gli alleati occidentali di Israele, presentare quel “condono tombale” come un grande successo, magari con un accordo tra Israele e l'ANP da quest'ultimo controllata e con la piena esclusione, va da sé, di Hamas e degli altri gruppi palestinesi resistenti. Naturalmente è il solito “far i conti senza l'oste” proprio di Stati Uniti ed Unione Europea e relativi alleati, ma intanto questo è il progetto che sempre più traspare.
Diverso è invece il caso della Santa Sede che, procedendo per proprie strade, non ha tardato a mandare le sue condanne del recente attacco alla Chiesa della Sacra Famiglia, come del resto storicamente ha fatto anche nel caso di tutti i precedenti danneggiamenti a siti cristiani, e non soltanto in questo conflitto. Certo, la diplomazia curiale (va sempre ricordato come la Santa Sede al tempo stesso guidi la Chiesa Cattolica e lo Stato del Vaticano, due diverse realtà) ha i suoi modi e tempi per rivolgersi ai propri interlocutori, e bene o male così vale pure pure per tutte le altre diplomazie, secolari. Questo spiega anche perché molti, difettando nella lettura di certe sfumature, abbiano guardato all'atteggiamento della Santa Sede con sottovalutazione o polemicità, evidentemente delusi dal non vedere chissà quali reazioni muscolari o persino non “curiali” che del resto non giungerebbero neppure da altre diplomazie. Tra costoro non mancano probabilmente persone forse ignare che Israele abbia già più volte colpito dal 7 ottobre 2023 ad oggi obiettivi cristiani, atti a cui puntualmente è del resto sempre seguita la reazione della Santa Sede, e non solo.
Ad esempio, la stessa Chiesa della Sacra Famiglia è già stata colpita altre due volte, il 16 dicembre 2023 allorché un cecchino israeliano v'è entrato uccidendo due donne, e lo scorso 8 luglio quando un carrarmato israeliano l'ha centrata, in quell'occasione uccidendo tre persone e ferendone altre dieci, tra cui il parroco. Il missile israeliano che l'ha centrata pochi giorni fa, costando la vita ad altre due persone e ferendone altre dieci, tra cui Padre Gabriel Romanelli, è stato solo, per il momento, l'ultimo attacco subito. Ma insieme alla Chiesa della Sacra Famiglia anche quella di San Porfirio, il 19 ottobre 2023, è stata colpita con la morte di 18 rifugiati tra cui nove bambini, mentre solo due giorni prima, il 17, a venir colpito era stato addirittura l'ospedale cristiano del Battista Al-Ahli, con relativa ed omonima chiesa annessa, e con la morte di ben 500 persone. Le reazioni dei nostri governi, se la nostra memoria non ci trae in inganno, non furono proprio delle più vibranti, e comunque non sortirono per Israele particolari conseguenze: ad altri paesi, solo per qualche interessata diceria, come ben sappiamo toccarono invece trattamenti molto più energici.
Non mancano poi gli attacchi a siti cristiani in Libano e in Siria: sono soprattutto quelli riguardanti il primo caso ad esser molto ben documentati. A Derdghaya il 9 ottobre 2023 venne distrutta da un missile israeliano la Chiesa Cattolica Melchita Greca, con la morte di otto tra i molti sfollati che ospitava, mentre il successivo 20 novembre quella di San Giorgio a Yaroun fu pesantemente bombardata. E' superfluo dire che anche allora, come nei casi precedenti, la diplomazia d'Oltretevere non tardò ad attivarsi, ad esempio con l'allora Papa Francesco che dopo i fatti di Derdghaya richiamò al rispetto delle vite dei civili. In Siria le molte notizie degli attacchi israeliani a partire dalla caduta degli Assad tendono a concentrarsi soprattutto sugli obiettivi militari, ma numerose agenzie come ad esempio Global Christian Relief o Catholic News Agency non trascurano di segnalare danni anche a siti religiosi cristiani.
Inoltre, nelle aree del Golan controllate dalla Siria fino all'8 dicembre 2024, e poi abbandonate dal nel frattempo discioltosi Esercito Arabo Siriano, Israele, considerando ormai nullo il Trattato sulle Aree di Disimpegno firmato con Damasco nel 1974, procedette ad un'immediata annessione. In quelle aree sorgevano anche siti cristiani, sul cui conto si riportano vari danni da parte delle Forze Armate Israeliane: ad esempio fu prontamente rimossa dai soldati israeliani la croce sullo strategico Monte Hermon, ricco d'acqua e dalle cui alture si possono controllare i territori del settentrione israeliano e del meridione siriano e libanese, mentre i relativi santuari furono analogamente danneggiati ed interdetti ai pellegrini. Per l'Antico Testamento là erano caduti gli angeli osservatori, detti Grigori, e le sue pendici segnavano i confini settentrionali della Terra Promessa e così pure del Regno di Israele; mentre per il Nuovo, Gesù v'era andato coi suoi apostoli, là annunciando loro di voler fondare la sua Chiesa; oltre, stando almeno alle ricostruzioni di certi ricercatori biblici, ad avervi compiuto come luogo alternativo al Monte Tabor la sua trasfigurazione.
Ben di rado, comunque, si sono registrate particolari reazioni da parte delle diplomazia europea, ed ancor meno italiana, al di fuori di casi davvero eclatanti; e comunque sempre senza concrete conseguenze politiche, in una guerra che del resto non vede certo i soli cristiani come uniche vittime. Da tempo, e fra mille polemiche, i giudici della ICJ (Corte Internazionale di Giustizia) e della ICC (Corte Penale Internazionale) hanno definito l'occupazione dei Territori Palestinesi come coloniale e genocidiale, e così pure gli osservatori internazionali ed umanitari: si pensi ad esempio al trattamento politico riservato alla Relatrice Speciale ONU, Francesca Albanese. Semplicemente, quanto scriviamo serve a dare una spiegazione del perché del tanto ed improvviso stupore manifestato dalla nostra politica dinanzi all'ennesima chiesa colpita da Israele.
