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Senza realismo, l'UE si riduce ad isolato fantasma diplomatico

12-07-2025 17:02

Filippo Bovo

Senza realismo, l'UE si riduce ad isolato fantasma diplomatico

Oltre ad una maggiore coesione, nei suoi rapporti coi vari partner internazionali l'UE dovrebbe dimostrare anche del sano realismo.

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Oltre ad una maggiore coesione, nei suoi rapporti coi vari partner internazionali l'UE dovrebbe dimostrare anche del sano realismo. Tuttavia le sue mosse sembrano indicare ben altra direzione, col risultato di ridurla sempre più, come già c'era capitato d'affermare in altre occasioni, a “fantasma diplomatico”. Del resto anche la coesione e l'unità sono doti che dovrebbero abbinarsi ad una reale autonomia politica, cosa che invece l'UE sembra affatto non possedere: agire o compattarsi unicamente come claque del grande partner d'Oltreoceano non è proprio indice di sovranità, di capacità di stabilire scelte indipendenti e nell'interesse dei propri cittadini. Forse anche per questo motivo l'UE e i suoi dirigenti non paiono brillare in termini di realismo: dopotutto una politica contro il proprio interesse, dovuta ad alleanze ingombranti e lobbies invadenti, non può mai suonare realista. 

 

Abbiamo visto cosa la precedente Commissione Europea, e quella attuale che di là da certe nuove alchimie parlamentari è sostanzialmente sempre la stessa, siano state capaci di fare per rendere più difficile la vita ai propri cittadini e perdere occasioni davvero storiche. La guerra in Ucraina, con un acritico sostegno a Kiev che sottintende un'ancor più acritica guerra alla Russia, ha privato Bruxelles della fiducia non soltanto di Mosca ma pure d'altri storici partner terzi, che peraltro in modo del tutto prevedibile hanno preferito sbilanciarsi per quest'ultima. Mentre i continui pacchetti di sanzioni l'hanno privata delle importazioni di materie prime ed energia a basso costo, sostituita in modo non sufficiente da altri più costosi fornitori come in primis quello americano, e delle esportazioni di propri beni e servizi verso un mercato da sempre strategico e in costante espansione. 

 

Non che ciò non fosse già avvenuto in altri casi, ad esempio con l'Iran; ma quella è stata proprio la riprova del famoso detto per cui “errare è umano, ma perseverare è diabolico”. Il culmine viene raggiunto oggi, con un faraonico piano di riarmo che sfocia in un rialzo dei fondi alla NATO pari al 5% del PIL d'ogni Stato membro, ad eccezione di Madrid il cui governo curiosamente entra ora in una fase di crisi: anche la Spagna non tarderà, con questa o una nuova maggioranza, ad allinearsi a quella richiesta. Vien da sospettare che, cambiato il vento, verranno a quel punto meno pure certe ritrosie spagnole su Gaza e il conflitto portato avanti da Israele, che notoriamente gli altri paesi dell'Unione e la sua Commissione tendono a giudicare con focosità molto meno latina.

 

Gli esempi sarebbero in realtà infiniti, ma tutti giungono a testimoniare una cosa sola: che a Bruxelles difettano, più che di coesione od unità come un tempo lamentato da molti politologi, di realismo e di sovranità: e senza quelli, che piaccia o meno, non si va molto lontani. Per dire, in Libia i paesi UE da sempre prediligono un governo non riconosciuto come quello di Tripoli, le cui sorti son sempre più traballanti, e pur facendo carte false per scongiurarne il crollo si preparano consapevolmente a raccoglierne le macerie: Italia con Malta e Grecia per prima. 

 

Ma è probabilmente nei rapporti con Pechino che l'UE e la sua Commissione stanno denotando il minor realismo possibile. Solo pochi giorni fa abbiamo visto il 13° appuntamento del Dialogo Strategico di Alto Livello tra Cina ed UE, congiuntamente presieduto dal Ministro degli Esteri Wang Yi in visita a Bruxelles e dall'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri Kaja Kallas. I nodi del contendere tra i due grandi partner sono molti: la Cina esorta Bruxelles a rimuovere i dazi discriminatori sulle importazioni di veicoli elettrici cinesi e a far progredire i negoziati sul Trattato Bilaterale d'Investimento, che da tempo la Commissione Europea ha reso inerti; l'UE a propria volta rimprovera Pechino sulle esportazioni di terre rare e per la posizione tenuta nel conflitto in Ucraina. Le parole di Kaja Kallas sono suonate tanto inopportune per una figura chiamata a ricoprire un ruolo diplomatico, che Wang Yi s'è trovato nella doverosa necessità d'impartirle seduta stante una vera e propria lezione espressa di storia e di geopolitica. 

 

Forse per la giovane rappresentante della diplomazia europea sono suonate soltanto come parole al vento, o forse hanno esercitato un reale ma sotterraneo richiamo alla coscienza. Ma già sappiamo che quella coscienza resterà impotente dinanzi al fatto di non poter comunque divergere da una linea che all'UE è stata imposta da anni ed anni a questa parte, e non certo dalla Cina. Soppesando il bilancio delle parti impegnate in ormai più di tre anni di conflitto, non sarebbe poi così difficile per l'UE e i suoi dirigenti chi davvero ne tragga beneficio con tutto il relativo interesse a darne seguito; mentre in tutto questo tempo la Cina non ha fatto altro che proporre in più occasioni una linea di dialogo per spegnere le ostilità, senza mai ricevere altro che rifiuti e calunnie. Quanto alle esportazioni di terre rare, non è certo Pechino che minaccia la stabilità dell'industria globale e le relative catene di fornitura; e peraltro l'UE non è certo tra i destinatari delle sue politiche di regolamentazione del settore. 

 

Si dovrebbe invece dire che l'acritica adesione dell'UE alla politica di contenimento sancita dalla precedente Amministrazione americana, che peraltro pure l'attuale non sembra particolarmente interessata ad attenuare, ne abbia nuovamente dimostrato il vuoto di sovranità e di realismo, con la sospensione dei negoziati sul Trattato Bilaterale per gli Investimenti e l'applicazione dei dazi per presunto antidumping contro i veicoli elettrici cinesi. Ma ora che l'UE si scopre vittima anche dei suoi ispiratori d'Oltreoceano, con una politica di dazi reciproci che va a minarne la già fragile economia, ci sarebbero le possibilità per testimoniare po' di ravvedimento: insomma, proprio quel realismo e quella sovranità di cui finora tanto abbiamo parlato. Per giunta, siamo proprio nel 50° Anniversario dei Rapporti Diplomatici tra la Cina e l'allora Comunità Europea, antenata dell'UE attuale, e ciò ne farebbe un'occasione ben più che storica. 

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