
Dal 6 al 7 luglio scorsi s'è svolto a Rio de Janeiro il 17° Summit dei BRICS, con un tema d'altisonante attualità: “Rafforzare la cooperazione del Sud Globale per una governance più inclusiva e sostenibile”. Nell'odierna congiuntura politica internazionale, segnata da “guerre calde" (i conflitti in Ucraina, Medio Oriente, Africa), “guerre tiepide” (le montanti tensioni dal Caucaso al Pacifico) e “guerre commerciali” (i dazi dell'Amministrazione Trump e le sanzioni “anti-dumping” della Commissione UE), quello lanciato da Rio è dunque davvero suonato come un messaggio di ribadita fiducia al progetto di un ordine globale più equo, fondato sulla cooperazione tra paesi in via di sviluppo. Non a caso i BRICS si percepiscono e raffigurano al mondo sempre più come un Forum di Cooperazione, aperto ad un dialogo costruttivo ed inclusivo con ogni altro paese ed organizzazione internazionale. Spesso tra Europa e Nord America si fatica a cogliere l'effettiva natura del Gruppo, o si manifesta una certa riluttanza nell'accettarla, ma effettivamente questo oggi è: nato a suo tempo come alternativa al G7, col fine d'aggregare le prime quattro e poi cinque economie emergenti al mondo, negli anni ha iniziato ad espandersi sensibilmente con nuovi membri e partner, e nuove istituzioni comuni.
Quest'anno, al Summit oltre ai leader e rappresentanti degli undici paesi membri a pieno titolo (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran, Indonesia ed Emirati Arabi Uniti), hanno partecipato anche quelli dei paesi partner, candidati a loro volta a divenire membri veri e propri in futuro (Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam). L'allargamento a nuovi membri come l'Indonesia e la creazione della categoria dei paesi partner, col Vietnam ultimo ad essersi aggiunto alla lista, ha consentito ai BRICS d'acquisire ulteriormente peso ed influenza internazionale a livello economico, politico e diplomatico: insieme rappresentano oggi più di metà del PIL e della popolazione mondiale. Quel vasto mondo, spesso sintetizzato nella formula di Sud Globale, fin dal Dopoguerra s'è visto escluso dalle grandi istituzioni finanziarie create dai paesi sviluppati, che li ha giudicati quando degli alunni svogliati e ripetenti, a cui lanciare continue ramanzine sull'applicazione del modello economico liberale e i diritti umani, quando dei cattivi ragazzi, ostili ed ingrati e pertanto da ricondurre alla ragione. Il G7 nella sua rigidità ha manifestato una strumentale apertura nell'accogliere la Russia nel 1997, col fine di farne un proprio addomesticato satellite, esperimento poi definitivamente naufragato nel 2014 con la fine del G8; mentre la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale fin dalla loro fondazione non hanno praticamente neanche mai avuto un Presidente che non fosse o americano ed europeo, oltre a coltivare verso i paesi del Sud Globale delle politiche tese a preservare anziché superare i retaggi del neocolonialismo.
Al Summit di Rio non sono comunque mancate neppure delle importanti assenze: se da una parte non ha colpito quella del Presidente russo Vladimir Putin (sia per l'importante impegno rappresentato dal conflitto in Ucraina che per il mandato d'arresto della CPI, che il Brasile, al pari del Sudafrica in occasione del Summit del 2023, non era sicuro di potergli evitare), rappresentato dal Ministro degli Esteri Sergey Lavrov, molto di più ha sorpreso invece quella suo omologo cinese, il Presidente Xi Jinping, stavolta rappresentato dal Premier Li Qiang. Sebbene non siano mancate strane dietrologie da parte di certa stampa nostrana, prive di riscontro presso qualsivoglia altro media estero (ad esempio, uno dei più importanti giornali italiani ha persino parlato di una misteriosa lite tra le consorti dei Presidenti Xi Jinping e Ignacio Lula da Silva), la realtà è semmai altra: in questo momento il Presidente cinese è molto concentrato, oltre che su varie e grosse partite diplomatiche come ad esempio con gli Stati Uniti, anche sulla stesura d'importanti lavori da discutersi nei prossimi incontri istituzionali interni. Parliamo quindi di due “cause di forza maggiore” del tutto comprensibili che non hanno certo sminuito l'importanza dell'evento.
Sei sono state le aree prioritarie proposte dalla Presidenza brasiliana, che quest'anno guida il Gruppo. La prima, la Cooperazione per la Salute Globale, col riconoscimento della natura interconnessa delle tante sfide sanitarie, tale da richiedere un ribadito impegno per rafforzare la governance sanitaria globale tramite proprio una maggiore cooperazione internazionale. In tal senso spicca il lancio della “Partnership per l'eliminazione delle malattie socialmente determinate”, con la promozione del principio dell'equità sanitaria e dell'azione contro la povertà e l'emarginazione sociale, cause prime delle tante disparità sanitarie nella società e nel mondo. La seconda, il Commercio, gli Investimenti e la Finanza, coi leader presenti che hanno convenuto sulla necessità d'aumentare le quote del FMI e la partecipazione dei paesi emergenti e in via di sviluppo nella Banca Mondiale. In tal modo è possibile far sentire maggiormente la propria voce all'interno di tali istituzioni (come già detto, in passato fattesi notare nel Sud Globale soprattutto per una certa loro autoreferenzialità), così che le loro quote interne si riallineino in modo più rispettoso dei paesi in via di sviluppo e del loro reale peso nell'economia globale. Ancora, è stata lanciata una forte condanna delle “misure tariffarie e non tariffarie unilaterali e indiscriminate”, ovvero la politica dei dazi che rischia di minare il commercio globale ed alterare le catene d'approvigionamento. La terza, l'Azione Climatica, col Summit che ha mandato un chiaro segnale circa la volontà dei paesi che rappresenta d'assumere un ruolo guida nella lotta alla crisi climatica. Ciò passa da maggiori iniziative per aumentare i finanziamenti per la tutela del clima, migliorare la contabilità delle emissioni di carbonio e creare una piattaforma guidata dai BRICS per allineare il commercio globale agli obiettivi di una superiore sostenibilità. Degno di nota anche la “Tropical Forest Forever Facility” per la protezione delle foreste tropicali. La quarta, la Governance dell'Intelligenza Artificiale (IA), per un suo sviluppo più affine alle istanze e agli interessi dei paesi in via di sviluppo. La quinta, un'Architettura Multilaterale di Pace e Sicurezza, col riaffermato impegno per il multilateralismo e la difesa del diritto internazionale, a partire dai principi della Carta delle Nazioni Unite. Forti preoccupazioni e richiami sono stati a tal riguardo espresso dai BRICS per quanto in corso a Gaza, con l'aggressione militare israeliana non soltanto ai civili ma anche alle operazioni umanitarie, alle loro strutture e al loro personale, con la richiesta di un “cessate il fuoco immediato, completo e permanente” e del rilascio di tutti gli ostaggi. Sempre nella dichiarazione congiunta i paesi BRICS hanno ribadito la loro “tolleranza zero” verso il terrorismo e il rifiuto delle logiche occidentali di “doppio standard” nell'affrontarlo. Infine, la sesta, lo Sviluppo Istituzionale, con la riaffermazione dello “spirito BRICS” di rispetto reciproco, uguaglianza sovrana, solidarietà, democrazia, apertura, inclusione, collaborazione e consenso. A tal proposito la Nuova Banca di Sviluppo (NDB) creata dai BRICS ha finora dimostrato, accrescendolo, il proprio rilievo internazionale, avendo ad esempio approvato al 2024 ben 120 progetti diversi per un valore totale di 39 miliardi di dollari in settori chiave come le infrastrutture di trasporto, l'energia pulita, la sanità e lo sviluppo sociale. Un'ulteriore prova della sua vitalità è data anche dal continuo ingresso di nuovi membri, come Colombia ed Uzbekistan che vi hanno aderito a pieno titolo proprio poco prima che iniziasse il Summit.
La Dichiarazione di Rio de Janeiro, disponibile nei documenti della Presidenza, ha messo in chiaro l'impegno di tutto il Gruppo a rafforzare il multilateralismo e a lottare per un ordine globale più equo,, evidenziando il ruolo cruciale del Sud Globale come forza motrice di cambiamento positivo dinanzi alle crescenti tensioni geopolitiche e alle tante e non meno importanti sfide economiche e tecnologiche. Proprio per meglio gestire temi tanto importanti, la parte cinese ha sostenuto per i BRICS l'importanza di potenziare la consultazione estesa, fondata sull'uguaglianza e il rispetto reciproco, di sostenere i principi d'indipendenza ed autosufficienza, di valorizzare il concetto di responsabilità e di sostenere un ruolo sempre più rilevante nella costruzione del consenso e delle sinergie nel Sud Globale. Mentre il Primo Ministro indiano Narendra Modi, riferendosi ai doppi standard dei paesi occidentali su materie di comune interesse come la sicurezza internazionale, ha voluto soprattutto ricordare che la condanna del terrorismo dev'essere sempre "una questione di principio e non solo di convenienza". Cresce la voce dei paesi del Sud Globale: fingere d'ignorarla, quando ormai rappresentano al mondo un'ampia maggioranza non più solo demografica ma anche economica, non è probabilmente cosa molto intelligente per chi ancora persevera nel voler credere ad un vecchio ordine internazionale, quello unipolare a guida occidentale, che già oggi non esiste più.
