contatti@lenuoveviedelmondo.com

Le Nuove Vie del Mondo


facebook

Le Nuove Vie del Mondo

Quaderno di approfondimento geopolitico.

.


facebook

 @ All Right Reserved 2020

 

​Cookie Policy | Privacy Policy

FOCAC 2025: una lunga storia, all'insegna dei Cinque Principi della Coesistenza Pacifica

28-06-2025 05:09

Filippo Bovo

FOCAC 2025: una lunga storia, all'insegna dei Cinque Principi della Coesistenza Pacifica

Se dovessimo individuare un'iniziativa d'ampia portata che sia sempre stata caratterizzata dalla costanza e dall'efficacia nel perseguimento dei risul

focac-768x432.jpeg

Se dovessimo individuare un'iniziativa d'ampia portata che sia sempre stata caratterizzata dalla costanza e dall'efficacia nel perseguimento dei risultati, probabilmente il FOCAC sarebbe una di queste. Il Forum on China-Africa Cooperation (FOCAC), infatti, sin dalla sua nascita nel 2000 ha visto attrarre intorno a sé un crescente numero di paesi africani, sancendo implicitamente pure la progressiva affermazione del colosso cinese nelle dinamiche politiche ed economiche del Continente dove ancora milioni d'anni fa la famosa Lucy, madre del genere umano, mosse i suoi primi passi. Nel 2000, quando il primo forum fu tenuto a Pechino, i paesi presenti erano 44, insieme ai rappresentanti di 17 organizzazioni regionali ed internazionali: già a quel tempo, dunque, si presentava come un grande evento, tale da costituire un fondamentale spartiacque tra i decenni precedenti, nei quali l'Africa aveva avuto nel convivere col neocolonialismo occidentale la sua unica e limitante opzione, e quelli che si sarebbero di lì in avanti succeduti, con l'orizzonte del multipolarismo e di uno sviluppo su basi autonome finalmente più a portata di mano. Perché, infatti, il segreto è tutto in questa differenza: in passato, tolte poche eccezioni, le nazioni africane giammai avevano potuto fruire di un percorso politico che le rendesse autonome protagoniste del loro sviluppo, e come tali veramente sovrane; mentre da quel momento, col sempre più robusto affermarsi delle alternative garantite dai paesi emergenti, primo tra tutti la Cina, avevano finalmente una possibilità di scelta in più su quali modalità e percorsi intraprendere per costruirsi una reale autosufficienza. 

 

Del resto, i rapporti sino-africani sono davvero di storica data: tralasciando quelli più remoti, che datano persino ai viaggi in Cina di Sa'id di Mogadiscio o di Ibn Battuta, o alle spedizioni a bordo dei “Vascelli del Tesoro” dell'Ammiraglio Zheng He verso le coste dell'Africa orientale ed oltre, a tacer addirittura di contatti ancor più remoti, basterebbe già solo pensare al Secondo Dopoguerra per averne importanti abbondanti prove. A quel tempo l'Africa aveva al proprio interno ancora poche nazioni approdate ad una reale indipendenza politica, mentre le più erano sempre fittamente impegnate ad agganciarsi al treno della decolonizzazione, che avrebbe iniziato a passare soprattutto verso la fine degli Anni ‘50, col suo culmine nel 1960. Eppure proprio in quegli anni, con la nascita del Movimento dei Non Allineati, lanciato con la Conferenza di Bandung del 1955 e in cui la Cina partecipava da prima protagonista, si diede un impulso enorme al processo d’autodeterminazione dei popoli africani dalle antiche maglie del colonialismo europeo. Là furono lanciati ed adottati i Cinque Principi della Coesistenza Pacifica, elaborati dal Presidente Mao Zedong e dal primo ministro Chou Enlai, che incorporavano a sé i valori della Carta delle Nazioni Unite e che sarebbero stati alla base del lungo cammino da allora condiviso da Pechino e dalle nazioni sorelle africane, via via giunte all'indipendenza. Uscita dal “Secolo delle Umiliazioni”, la Cina appariva a molti giovani attivisti panafricanisti ed anticolonialisti come un brillante esempio da seguire: aveva sconfitto l'occupazione straniera, vinto contro i diktat coloniali delle potenze che ne avevano occupata e sottratta parte di territorio, e stabilito un socialismo meno cattedratico di quello sovietico, ma proprio per questo più idoneo ad adattarsi alle mutevoli esigenze dei tempi.

 

Uno dei primi progetti che furono sanciti nei viaggi di Chou Enlai nelle prime nazioni africane indipendenti e in quelle liberatesi di lì a breve, fu quello celeberrimo della Great Uhuru Railway, o Grande Ferrovia della Libertà, spesso nota con l'acronimo di TAZARA: costruita dala Cina, con propri fondi e capitali, al principio degli Anni ‘70, serviva a garantire uno sbocco verso il mare alle merci e ai traffici provenienti dallo Zambia, allora isolato da nazioni guidate da regimi come quello dell’Apartheid (il Sudafrica e lo Zimbabwe, al tempo noto come Rhodesia meridionale) o altre ancora sotto il controllo coloniale (come il Mozambico, nelle mani di Lisbona), verso la progressista Tanzania. Non è un mistero che quella grande ferrovia, simbolo di un sogno di riscatto e di riaffermazione contro i regimi segregazionisti e i veti coloniali, abbia incarnato per decenni anche l'amicizia tra popoli africani e cinesi. Caduta negli anni in un lento declino, dovuto alla tanta usura e all'apertura di nuove rotte commerciali, negli ultimi anni è tornata a rivestire una strategica importanza, proprio nella dinamica di un mondo e di un Continente sempre più globalizzati; e ciò ha fatto sì che proprio in occasione del FOCAC 2024 siano stati ufficialmente avviati i lavori per il suo rilancio in grande stile. Un traguardo importante, per una ferrovia che in tutti questi anni non s'è mai fermata, con macchine che sfidando il tempo hanno dal primo giorno macinato chilometri su chilometri.

 

Mentre al FOCAC 2025, tenutosi a Changsha a partire dallo scorso 10 giugno, molti altri progetti sono emersi: di anno in anno aumentano, insieme a quelli approvati in precedenza che ricevono costanti e nuove migliorie, e questa volta i temi affrontati sono stati infatti a dir poco copiosi. Dieci i punti con cui si possono riassumere, quali la mutua comprensione tra diverse civiltà, la prosperità attraverso il commercio, la cooperazione nelle catene produttive, la connettività, la cooperazione allo sviluppo, la salute, il miglioramento dei livelli di vita e della produzione agricola, gli scambi tra persone, lo sviluppo ecosostenibile e la sicurezza collettiva. Dieci sono anche i punti che caratterizzano la Dichiarazione di Sostegno alla Solidarietà e alla Cooperazione per il Sud Globale, Sono, entrambi i comunicati, delle chiare espressioni di un mondo che cambia sotto i nostri occhi, spesso senza che in Occidente i più se ne accorgano in modo davvero completo: nel 1990, quando la Cina tornò a riaffacciarsi nel Continente con sempre più vigore, l'epoca del bipolarismo USA-URSS era da poco venuta meno, e il mondo sembrava avviato al costante dominio della sola superpotenza rimasta in vita, all'unipolarismo a guida americana. Eppure quel sistema s'è rivelato persino più effimero di quello che l'aveva preceduto, entrando in crisi già nei primi Anni 2000 e trascinandosi in crescenti difficoltà praticamente fino ad oggi: tant'è che, praticamente, lo possiamo ormai dichiarare da tempo scomparso nei fatti. Nel frattempo, a metà Anni ‘90, la Cina rafforzava sempre più la sua politica di riforme ed aperture, culminata nell’invito del Presidente Jang Zemin agli imprenditori suoi connazionali ad “Uscire Fuori”, ad internazionalizzarsi sempre più: l'Africa, già allora, era candidata a giocarsi la prima posizione in quella nuova fase storica del colosso cinese.

 

Con la politica del “Going Out”, la Cina ha indubbiamente posto molte basi per il FOCAC di pochi anni dopo, e sempre incarnando comunque lo spirito di quei Cinque Principi della Coesistenza Pacifica che fecero da fulcro per la Conferenza di Bandung e il Movimento dei Non Allineati, al cui interno non a caso le nazioni africane siedono tutte in buon numero. Oggi sono 53 i paesi africani che partecipano al FOCAC, ben più di quanti si videro alla prima edizione del 2000; mentre i volumi commerciali tra Cina e Africa, nel frattempo, sono volati a 295,6 miliardi di dollari, numeri da record che rendono Pechino primo partner assoluto del Continente, nettamente avanti a tutti gli altri, cominciando dai vecchi attori coloniali e neocoloniali. Investimenti per 3,5 miliardi di dollari nel settore privato hanno permesso di creare con 16 progetti diversi ben 4500 nuovi posti di lavoro in vari settori industriali, dalla logistica alla manifattura, solo nel 2024; mentre 72,28 miliardi sono stati allocati nello sviluppo di progetti per le infrastrutture, e così via con tanti altri esempi consimili. Di meritevole menzione i famosi 600 progetti “piccoli ma belli”, tesi a garantire salute, connettività, sviluppo sostenibile, sostegno agli agricoltori, economia digitale o scambi personali, con spese sostenute ma con grandi ritorni dal punto di vista sociale, ambientale e di qualità della vita. Un altro davvero degno di lode è quello dei “100 team medici in 1000 villaggi”, che ha finora garantito le cure ad oltre 400mila pazienti, o alle iniziative a sostegno della scuola e dell'infanzia. Solo per lo sviluppo agricolo, 210 miliardi di dollari sono stati assegnati a 9 paesi tra quelli maggiormente colpiti dall'aridità e dalla denutrizione, mentre numerose altre iniziative per l'agricoltura si sono sposate con quelle per lo sviluppo sostenibile, ad ulteriore garanzia per la vita e il benessere di molte comunità locali. Quelli che citiamo sono solo alcuni dei tanti esempi che i lettori potranno ammirare coi loro occhi, leggendo i comunicati che abbiamo evidenziato nei link o accedendo al portale ufficiale del FOCAC, costante aggiornato e contenente tutta la cronologia dell'ormai lunga, abbondante e davvero amirevole storia della cooperazione tra Cina e Continente Africano.

image-868

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Rimani aggiornato su tutte le novità e gli ultimi articoli del Blog