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Il tour europeo di Wang Yi: una prima e generale disamina

2024-02-22 15:00

Filippo Bovo

Il tour europeo di Wang Yi: una prima e generale disamina

Verso metà febbraio il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha intrapreso un tour nel Vecchio Continente, visitando Germania, Spagna e Francia e sopra

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Verso metà febbraio il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha intrapreso un tour nel Vecchio Continente, visitando Germania, Spagna e Francia e soprattutto partecipando all'annuale Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Le ragioni del suo intervento a Monaco, dove sempre la Cina ha inviato propri rappresentanti, erano già in buona parte esposte nel documento elaborato dal Ministero degli Esteri cinese poco prima della partenza di Wang Yi e sottolineavano in particolare la necessità di seguire con attenzione ed equilibrio il nuovo periodo di grandi turbolenze che sta attraversando oggi il mondo intero. Secondo la sua consolidata linea, Pechino ha inteso nuovamente ribadire anche in quest'occasione il suo convinto impegno alla realizzazione di una comunità mondiale dai destini condivisi per l'intera umanità e ad un ordine internazionale multipolare basato sui principi d'uguaglianza ed equilibrio. Non a caso, durante lo svolgimento della Conferenza, Wang Yi ha fatto presente come l'eccessivo peso dell'unilateralismo stia producendo risultati non proprio lusinghieri ed in tal senso verrebbe da pensare che l'Unione Europea lo dimostri più che abbondantemente. 

 

Il comunicato del Ministero degli Esteri cinese poneva un particolare accento sulla Spagna, attore importante e dalla crescente influenza all'interno dell'Unione Europea, visto come un partner strategico per Pechino. Ciò certamente motivava la visita di Wang Yi in Spagna proprio nel momento in cui la Cina entrava nel nuovo Anno del Drago, particolarmente propizio secondo la tradizione cinese e pure per questo particolarmente indovinato per celebrare i cinquant'anni di relazioni diplomatiche tra i due paesi. Peraltro da oltre sei anni un Ministro degli Estreri di Pechino non si recava in visita in Spagna, ed il nuovo Anno del Drago appariva proprio come una più che simbolica occasione per rimediare ad una tale mancanza. L'incontro era molto atteso da entrambe le parti, anche perché ha indubbiamente permesso d'imprimere un ulteriore impulso alla loro vicendevole concordia su vari elementi di portata internazionale, certamente non riassumibile nella sola partnership globale meritevole di un ulteriore arricchimento, ma anche nella reciproca volontà di consolidare la propria mutua fiducia, rafforzare l'amicizia e promuovere una sempre più forte cooperazione bilaterale.

 

Successivamente, nel breve ma sostanzioso documento, veniva anticipata la visita in Francia, paese con cui la Cina condivide il ruolo di membro permanente nel Consiglio di Sicurezza ONU. Nel sessantesimo anniversario delle relazioni sino-francesi, molta enfasi è stata riposta nel dialogo con Parigi, come del resto già manifestato dai recenti contatti tra i Presidenti Xi Jinping ed Emmanuel Macron, coi messaggi augurali e le chiamate video dello scorso mese. E' intenzione d'entrambe le parti di lavorare attivamente per consolidare ulteriormente i già buoni legami reciproci ed in tal senso il primo passo per quanto riguarda l'anno 2024 s'è avuto proprio nella visita di Wang Yi a Parigi, durante la quale il Ministro ha tenuto una tavola rotonda anche col Consigliere Diplomatico Emmanuel Bonne, a capo della piattaforma di Dialogo Strategico Cina-Francia. Tra le varie intese siglate, quelle riguardanti alcuni fiori all'occhiello della grande industria francese e cinese, con collaborazioni da espandere nei settori dell'aerospaziale, del nucleare, dell'energia e delle missioni spaziali. In generale, come nel caso della Spagna, la Cina s'attende che da questa visita possano ancor più fortificarsi la comunicazione strategica, la mutua fiducia politica, la cooperazione pratica e gli scambi culturali ed interpersonali tra i due paesi, così come la comunicazione ed il coordinamento su varie questioni di portata multilaterale, con una positiva ricaduta nelle relazioni tra Cina ed Unione Europea. 

 

Solo pochi giorni prima Pechino aveva annunciato l'adozione d'alcune importanti misure certamente ben gradite all'economia e all'export europei, come la completa eliminazione delle restrizioni sugli investimenti stranieri nel proprio settore manifatturiero, corredata da appalti governativi, nuovi standard ed agevolazioni per gli investimenti: la diplomazia cinese, dunque, non si recava in visita nel Vecchio Continente “a mani vuote”, ma recando con sé utili e graditi doni, certamente assai preziosi nell'attuale congiuntura economica europea. Ciò andrà oltretutto ad arricchire la positiva tendenza in questo periodo conosciuta dall'economia cinese, che nel solo 2023 ha visto significativo aumento delle nuove aziende a capitale estero, giunte ormai a più di 53mila, e permetterà agli operatori economici europei di trarne profitto cogliendovi nuove ed importanti opportunità. Non a caso, durante la visita in Spagna, Wang Yi ha annunciato al primo ministro Pedro Sanchez e al Ministro degli Esteri Jose Manuel Albares Bueno che Pechino eliminerà il suo blocco alle importazioni di carne bovina spagnola, stabilito nel 2000 dopo il diffondersi in Europa dell'epidemia da BSE, nota come “morbo della mucca pazza”. Dato che tale emergenza è stata oggi ampiamente superata, non esistono più motivi per precludere al mercato cinese la carne bovina europea, e spagnola in particolare. In generale, le aperture economiche e commerciali di Pechino sono un messaggio rivolto anche agli interlocutori extraeuropei, a cominciare ad esempio dagli Stati Uniti, e non a caso durante la Conferenza di Monaco Wang Yi ha espresso al suo omologo statunitense, il Segretario di Stato Antony Blinken, il desiderio che Washington rimuova le sue sanzioni alle compagnie cinesi, ricordando inoltre che qualsiasi tentativo di disaccoppiamento dell'economia statunitense da quella cinese si tradurrebbe soprattutto in un controproducente boomerang per la prima.

 

Nel quadro europeo l'Italia, con Francia e Germania terzo paese fondatore della Comunità Europea, è parso in questa occasione tenersi defilato, limitandosi all'incontro d'ufficio con la diplomazia cinese in occasione della Conferenza di Monaco in attesa forse di coltivare un proprio momento per portare avanti il dialogo con Pechino, in separata sede dagli altri partner europei. La ricerca di una propria esclusività, nel più vasto contesto politico europeo, è una caratteristica tipica della diplomazia italiana, che talvolta può carsicamente riaffiorare e che in particolare sotto l'attuale esecutivo sembra manifestarsi con maggior visibilità e vigore. Tale comportamento, del resto, è bene o male proprio anche delle altre nazioni europee, e tra le grandi in questo momento sono soprattutto Francia e Spagna a testimoniarlo maggiormente, sia pur seguendo ciascuna delle proprie vie. Tuttavia il comportamento italiano nei confronti di Pechino non sfugge, almeno in questo particolare periodo storico, dall'accusa di una certa ambiguità, in sostanziosa parte determinata anche dal forte peso che le scelte di Washington hanno sui suoi affari interni ed esteri. 

 

Durante il dialogo col capo del Dialogo Strategico Cina-Francia Emmanuel Bonne, Wang Yi aveva espresso il sostegno della Cina affinché l'Europa potesse rafforzare la propria autonomia strategica ed impugnare nelle sue stesse mani il proprio futuro: un implicito ma pur sempre chiaro riferimento all'eccessiva invadenza dell'iniziativa statunitense sugli affari interni europei, e al tempo stesso un fiducioso augurio sulle capacità di Parigi di poter contribuire ad un suo contenimento, a beneficio di tutta l'Unione Europea. Eppure le parole di Wang Yi potrebbero riguardare anche l'Italia, che nella cornice europea appare come uno dei membri più deboli tra i più grandi, meno capace rispetto ad altri di far valere la propria sovranità. Non è in fondo un mistero che, dietro la pretesa di rimarcare una propria autonomia ed esclusività, a pesare sul ritiro dal Memorandum non vincolante d'adesione alla BRI siano state anche le aspettative che Washington coltivava verso il nuovo governo italiano, per sua stessa ammissione ancor più atlantista del precedente. L'Italia, nell'anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte di Marco Polo e i venti dalla firma del Partenariato Strategico Globale Italia-Cina, potrebbe indubbiamente manifestare uno spirito maggiormente costruttivo nelle sue relazioni con Pechino, a beneficio anche della stessa Unione Europea così come del quadro mediterraneo in cui mira a tornare protagonista pur trovandovisi oggi ad essere soprattutto comprimaria. Ciò indicherebbe l'effettiva capacità italiana di recuperare e salvaguardare almeno parte della propria sovranità, dando un segnale che non passerebbe certamente inosservato sia in Europa che fuori. In tal senso anche l'anno 2024 potrebbe essere, per Roma, capace di riservare interessanti sorprese.

 

Ciò andrebbe peraltro ad incrociarsi in maniera indovinata con l'approccio razionale verso la Cina che, nonostante il peso della spinta unilateralista statunitense, l'Unione Europea sta comunque sempre più dimostrando e che non a caso Wang Yi ha inteso lodevolmente rimarcare. “Sento che sta crescendo l'approccio razionale della Cina da parte dell'Europa, la convinzione che lo sviluppo della Cina sia in linea con la logica della storia e che l'Europa non ne dovrebbe essere preoccupata e men che meno respingerla”, ha infatti espresso il Ministro, commentando i positivi riscontri avuti nelle sue conversazioni coi primi ministri francese, spagnolo e tedesco. I tentativi del Vecchio Continente di limitare i rischi e tagliare l'eccessiva dipendenza dall'esterno non devono infatti comportare un'eliminazione della cooperazione o una riduzione della fiducia reciproca, anche perché su quest'ultima si base quell'interdipendenza che conduce “a vantaggi complementari per tutte le parti e all'accelerazione di uno sviluppo comune”. Sebbene le azioni di riduzione dei rischi e di contenimento dalla dipendenza dalla Cina finora perseguite dall'Europa s'associno ufficialmente soprattutto alla posizione ostile assunta verso la Russia dopo il suo intervento in Ucraina, non è un mistero che ad averle condizionate sia stata comunque anche una forte ingerenza degli Stati Uniti sul potere decisionale europeo. Il monito verso la perniciosità di un eccessivo unilateralismo trova quindi in questa considerazione buone ragion d'essere, insieme pure all'incoraggiamento a continuare a perseguire al suo posto una visione più realistica e costruttiva della Cina e dei rapporti sino-europei. A loro incoraggiamento, la Cina continuerà a condurre nuove agevolazioni per l'accesso al mercato, analisi comparative sulle regole per il commercio internazionale e a rimuovere ulteriori barriere agli investitori esteri, così come ad elevare la collaborazione a tutti i livelli, così da pienamente accogliere le aspettative degli interlocutori europei già dimostratisi “veramente entusiasti”. Un buon banco di prova per la fruttuosa coltivazione di questi rilanciati rapporti si potrà avere proprio con l'Anno del Drago 2024, con varie cooperazioni tra Cina ed Europa in materia d'energia, commercio, ambiente, digitalizzazione, educazione e scambi culturali ed interpersonali. 

 

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