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Se l'Ucraina rafforzò l'appiattimento dell'UE agli USA, lo Yemen lo potrebbe indebolire

2024-01-24 16:06

Filippo Bovo

Se l'Ucraina rafforzò l'appiattimento dell'UE agli USA, lo Yemen lo potrebbe indebolire

Gli ultimi giorni hanno consentito di meglio delineare le caratteristiche che si troverà ad avere la nuova operazione europea di contenimento agli att

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Gli ultimi giorni hanno consentito di meglio delineare le caratteristiche che si troverà ad avere la nuova operazione europea di contenimento agli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso. Chiamata Aspis, rispetto alla già attiva Operation Prosperity Guardian (OPG) a guida anglo-americana si distinguerà soprattutto per una natura dichiaratamente difensiva anziché offensiva, escludendo così azioni dirette ed unilaterali contro basi ed obiettivi Houthi in territorio yemenita. Proprio questo era stato uno dei principali motivi che avevano indotto i paesi europei a respingere l'invito americano a parteciparvi, sancendo implicitamente una nuova e significativa scollatura nei loro rapporti con Washington. Al pari dei paesi arabi, ugualmente invitati a partecipare all'OPG, non intendevano ritrovarsi eccessivamente coinvolti nella strategia americana per la regione, che intuibilmente ne implicava un'ulteriore destabilizzazione insieme ad un'ancor più politicamente costosa copertura dell'azione israeliana. 

 

Tuttavia, l'OPG è partita lo stesso, pur con molti meno partecipanti del previsto e soprattutto con esiti al momento piuttosto deludenti, per ammissione della stessa Washington: non soltanto per quanto riguarda la scarsità dei rinforzi raccolti dagli Stati Uniti, che hanno assistito fin dal principio alla diserzione di molti loro alleati chiave mentre altri si sono limitati ad inviare effettivi in quantità meno che simbolica, ma anche per la difficoltà a portare avanti un'efficace strategia offensiva contro gli obiettivi yemeniti. Quest'ultimi, in gran parte apparati mobili facilmente nascondibili in un territorio evidentemente non conosciuto a sufficienza dagli strateghi anglo-americani, non sembrerebbero infatti aver granché risentito dei loro bombardamenti, tant'è che gli attacchi da parte degli Houthi anziché ridursi a partire dall'OPG si sono pure ulteriormente intensificati. Nel mentre, si palesa pure quella che è una delle maggiori paure dell'Amministrazione Biden: non dando luogo agli effetti desiderati ma producendo semmai il loro contrario, i bombardamenti sullo Yemen rischiano d'allargare il conflitto anziché calmierarlo in tempo per le elezioni presidenziali di novembre, proprio come immaginavano gli alleati europei nel momento in cui rifiutavano di partecipare all'OPG pensando alle loro ancor più vicine elezioni europee, a quelle che si sarebbero tenute in alcuni dei paesi membri dell'UE e alla maggior influenza nel proprio elettorato delle aree più solidali alla causa palestinese. 

 

Per giunta, perseverare coi bombardamenti può portare gli Stati Uniti ad una sempre maggior lontananza dai suoi storici alleati regionali, in primo luogo l'Arabia Saudita e più in generale tutti i membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), che preferirebbero semmai ben altro approccio, teso ad evitare un incendio intorno ai loro confini. Gli ultimi due anni hanno peraltro visto un loro riavvicinamento con l'Iran, con cui in precedenza vi era stata un'annosa rivalità che l'azione americana nella regione aveva sempre provveduto ad alimentare, almeno finché la mediazione cinese non era intervenuta ponendo le condizioni per una storica ricucitura. La tenuta di questa intesa irano-saudita, che riavvicina Sciiti e Sunniti dopo un conflitto plurigenerazionale accesosi già da prima della Rivoluzione Iraniana del ‘79, paradossalmente oggi andrebbe persino incontro ai sempre più indeboliti interessi americani nella regione, ad esempio salvaguardando gli Stati Uniti dal rischio di un intervento iraniano a fianco dei combattenti yemeniti. Il crescente coinvolgimento di milizie sciite irachene a fianco dei loro fratelli d’arme yemeniti nella lotta ad obiettivi americani in Iraq come in Siria e Palestina implica già quali potranno essere i futuri sviluppi di una strategia come quella di Washington che, nella convinzione di dissuadere e prevenire a suon di bombe il nemico, in realtà altro non fa che incentivarlo ulteriormente a combattere. Senza oltretutto considerare che l'incrementarsi della tensione tra Mar Rosso e Golfo di Aden indurrà, progressivamente, persino ad un maggior avvicinamento saudita a Teheran, teso proprio a minimizzarne una presenza nell'area, ed uno dei passaggi essenziali di un simile processo potrebbe sostanziarsi proprio nel cominciare a fornire da parte di Riyad sempre più garanzie e sostegni, magari sottobanco, agli intraprendenti vicini di casa yemeniti. Agli occhi di Washington, e non solo, ciò acquisirebbe ben più che le sembianze di un inaudito cambio di campo.

 

Complessivamente si può dire che, se abbiamo una smarcamento degli alleati arabi da Washington, non di meno ne abbiamo uno pure da parte di quelli europei, a cominciare dai paesi fondatori dell'UE e suoi membri principali come la Francia, l'Italia e la Germania, che in questo contesto va a sostanziarsi proprio nella neonata operazione Aspis. Il conflitto in Ucraina era stato una grande occasione per gli Stati Uniti per garantirsi un appiattimento dell'UE alla loro linea politica, militare ed economica, ma probabilmente un prezzo tanto salato gli europei non se lo sono dimenticato, a maggior ragione considerando l'impatto che sulle loro economie ha avuto il “muro contro muro” con Mosca. Senza poi contare che le prossime elezioni negli USA potrebbero consegnare un'Amministrazione repubblicana, meno interessata a tenersi stretti gli europei che pertanto dovranno vedersela maggiormente da soli. Così ora, seppur in modo un po' impacciato, i paesi capifila dell'UE mirano a riprendersi parte almeno dello spazio e dell'autonomia perduta, con una missione come Aspis che ha tra i suoi scopi primari proprio quello che di non lasciare agli Stati Uniti tutta l'iniziativa nel Mar Rosso, con tutte le implicazioni che ne deriverebbero tanto in caso di successo dell'OPG quanto di suo insuccesso come ormai sempre più evidente. Può forse apparire, almeno per il momento, più come un trucco di strategia diplomatica che militare, anche per i costi relativamente contenuti che dovrebbe comportare dato che al momento non è esclusa l'ipotesi di ricavarla dalla già esistente Emasoh - Agenor attiva tra Golfo Persico e Golfo dell'Oman, intorno allo Stretto di Hormuz, ed estesa fino all'Oceano Indiano. Ciò lo si potrà meglio stabilire solo dopo il suo varo, ufficialmente previsto per il prossimo 19 febbraio, ma certamente già da ora può trovare un consistente vantaggio proprio dal generale insuccesso dell'OPG a guida anglo-americana.

 

 

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