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A settecento anni dalla morte di Marco Polo, per sempre vivo il suo ricordo e il suo insegnamento

2024-01-22 14:29

Filippo Bovo

A settecento anni dalla morte di Marco Polo, per sempre vivo il suo ricordo e il suo insegnamento

Lo scorso venerdì 19 la Società Dante Alighieri ha organizzato a Roma, nella sua storica sede di Palazzo Firenze, un convegno dedicato alla figura di

Lo scorso venerdì 19 la Società Dante Alighieri ha organizzato a Roma, nella sua storica sede di Palazzo Firenze, un convegno dedicato alla figura di Marco Polo, il grande viaggiatore, mercante, ambasciatore, scrittore ed esploratore veneziano universalmente conosciuto per le lunghe avventure che attraverso varie peripezie lo condussero fin nel cuore dell'Oriente allora più sconosciuto e misterioso, nella Cina Celeste. I lettori più affezionati si ricorderanno che, dell'avventuroso viaggiatore veneziano, già c'eravamo occupati in passato, con un articolo che poneva l'accento proprio sull'inalterata validità della sua storica lezione di “grande italiano e uomo di mondo”

 

Ad aprire il convegno, nel tardo pomeriggio, è stata la lettura ai presenti di un messaggio recapitato dall'attuale Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, a cui sono seguiti i saluti istituzionali del sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l'Onorevole Giorgio Silli, e dell'Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Sua Eccellenza Jia Guide. Numerosi e prestigiosi i nomi che hanno caratterizzato l'evento, dal Presidente della Società Dante Alighieri, Professor Andrea Riccardi, con la sua relazione dal titolo “Il Milione. Marco Polo: dalla cronaca alla storia”, al Professor Agostino Giovagnoli, Docente di Storia della storiografia contemporanea all'Università Cattolica di Milano, con “Italia e Cina. Un secolo di rapporti ininterrotti”; dal Professor Federico Masini, Direttore del Dipartimento di Studi Orientali dell'Università La Sapienza di Roma, con “Studiare gli italiani in Cina e la Cina in Italia”, alla Professoressa Zhou Ting, Ordinaria di Italianistica all'Università delle Lingue e delle Culture di Pechino, con “L'Italia è vicina”. Ad ulteriore arricchimento di una giornata tanto importante sotto il profilo culturale ed istituzionale, non sono mancati poi i videomessaggi dell'Ambasciatore italiano a Pechino, Massimo Ambrosetti, e del Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Pechino, Federico Roberto Antonelli. 

 

L'ampia rassegna stampa fornita all'evento testimonia, già di per sé, quanto tuttora importante sia il lascito di Marco Polo, con un enorme messaggio ai popoli italiano e cinese affinché sempre si mantenga viva la fiamma di quel legame che da secoli li congiunge. Già prima di Marco Polo, fin dall'epoca romana, nel I Secolo d.C., la nostra Penisola era giunta a conoscenza tramite lontane ambascerie che nel più remoto Oriente sorgesse un grande impero, grande quanto quello che Roma poteva a quel tempo vantare. Quella scoperta, non poi così nuova se pensiamo alla tanta curiosità che da sempre caratterizzava gli antichi verso l'Oriente, da Erodoto ad Alessandro Magno, seppur con nozioni geografiche allora piuttosto vaghe, ravvivò le grandi suggestioni che in epoca medievale e rinascimentale si avevano per regni lontani e misteriosi, come ad esempio quello del Prete Gianni. Senza dubbio anche Marco Polo, partendo per quei suoi viaggi tanto densi di peripezie, nel 1260 e nel 1271, coltivava in cuor suo l'idea di poter scoprire qualcosa di più in merito a questi argomenti tanto popolari al suo tempo, e non a caso nel suo “Milione” ce ne dà tuttora conferma. Quel che trovò, tuttavia, fu molto di più di quanto quelle fantasie dei suoi contemporanei europei avrebbero potuto mai immaginare, un insieme di scoperte ben oltre il sorprendente. Anche per questo, per lo spirito che lo caratterizzò e che gli permise col suo viaggio d'avvicinare due grandi mondi, l'Oriente e l'Occidente, e per le memorie che volle riportarvi nel suo “Milione”, dovremo sempre tutti essergli grati.

 

 

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