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Per un anno la Cina eliminerà l'obbligo del visto ai visitatori europei

2023-11-25 18:00

Filippo Bovo

Per un anno la Cina eliminerà l'obbligo del visto ai visitatori europei

Come annunciato dal ministro degli esteri Mao Ning, dal 1 dicembre 2023 fino al 30 novembre 2024 i cittadini dei principali paesi europei, titolari di

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Come annunciato dal ministro degli esteri Mao Ning, dal 1 dicembre 2023 fino al 30 novembre 2024 i cittadini dei principali paesi europei, titolari di passaporto ordinario, potranno recarsi in Cina muovendosi senza limitazioni in tutto il suo territorio senza la necessità di visto per una durata di 15 giorni. Oltre che per i cittadini europei, per l'esattezza di Germania, Francia, Italia, Olanda e Spagna, la misura varrà nel caso asiatico anche per quelli provenienti dalla Malesia. 

 

A motivare la decisione di Pechino, la volontà di sostenere e “facilitare lo scambio tra cinesi e stranieri, favorire uno sviluppo di alta qualità e un'apertura di alto livello” tra Cina e paesi europei. Come spiegato dal ministro, le cui parole sono riportate anche dal breve comunicato Ansa, quella intrapresa dal governo cinese costituisce “una politica unilaterale di esenzione” verso nazioni i cui cittadini potranno adesso “entrare in Cina per affari, turismo, visite a parenti e amici” o anche per un semplice passaggio formale, senza complicazioni burocratiche e per un periodo di tempo idoneo ad organizzarsi e a realizzare i propri intenti. 

 

Finora, gran parte dei viaggiatori per entrare in Cina necessitava di un visto, ad eccezione di quelli provenienti da Singapore e dal Brunei, piccole nazioni situate nell'arcipelago malese, che in origine della Malesia erano state parte e che nel corso dei decenni hanno acquisito al loro interno importanti comunità cinesi. Non è dunque casuale, considerando questi due piccoli ma importanti precedenti, che oggi Pechino decida d'estendere il regime “visa free” anche al resto dell'arcipelago, ovvero a tutta la Federazione Malese, con cui i rapporti sono andati fortemente crescendo nel corso del tempo.

 

La decisione del governo cinese mira a chiudere col triennale capitolo di chiusura dovuta all'epidemia da Covid, già in buona parte archiviato dal principio dell'anno, rilanciando così i rapporti culturali, economici ed interpersonali tra il paese e l'estero che ne erano rimasti comprensibilmente limitati o danneggiati. E' intuibile che il maggior afflusso di visitatori possa imprimere anche un ulteriore stimolo all'economia sia nazionale che degli altri paesi beneficiati dalla politica “visa free”, indipendentemente che i loro cittadini giungano come turisti o come operatori d'affari: se i primi daranno ancor più lavoro alle numerose strutture ricettive cinesi, già oggi fortemente frequentate, i secondo invece potranno con maggior agevolezza muoversi per le numerose fiere tecnologiche e commerciali che tutte le settimane animano la vita d'ogni provincia del gigante cinese.

 

Finora la tipologia di visti previsti era numerosa, rilasciata per le ragioni più disparate: transito, lavoro, partecipazione a mostre od eventi, turismo, visite familiari, lavoro giornalistico, commercio, ecc. Rimarranno pertanto quelle tipologie che prevedano una permanenza superiore ai 15 giorni, ad esempio i visti permanenti per chi intenda ricongiungersi coi propri familiari già residenti in Cina o per stabilirsi nel paese in via definitiva. Nel caso del nostro paese, il numero d'italiani residenti in Cina è in effetti cospicuo e con una tendenza che sembra destinata a conoscere ulteriori irrobustimenti nel futuro: meno di duemila nel 2006, quasi settemila nel 2013, oltre novemila nel 2021 come da dati pubblicati dalla rivista dell'Università degli Studi di Milano

 

Numerose poi sono le aziende italiane presenti in Cina, con proprie attività o partnership con operatori locali, e la facilitazione della politica dei visti intuibilmente andrà a beneficio anche di molti loro dipendenti e collaboratori che potranno più agevolmente muoversi per un anno tra i due paesi così come all'interno del vasto paese asiatico. Anche questo aspetto sarà intuibilmente a beneficio della vitalità economica nei rapporti tra Cina ed Italia. 

 

Certo, sul conto di questa iniziativa intrapresa da Pechino non mancano nemmeno letture negative o quantomeno sospettose: ad esempio secondo la rivista Formiche, notoriamente vicina agli ambienti ministeriali italiani più filoamericani, in particolare degli Esteri e della Difesa, la politica “visa free” stabilita dal governo cinese mirerebbe nel caso italiano soprattutto alla volontà cinese di mantener vivi i rapporti con la Penisola dopo lo strappo dalla BRI deciso dalla premier Giorgia Meloni. In sé, ciò non costituirebbe affatto qualcosa di sbagliato, considerando comunque i forti legami che i due paesi hanno tra di loro a prescindere dall'adesione alla BRI, come ad esempio precedentemente testimoniato dalla forte comunità italiana in Cina, dall'ancor più numerosa comunità cinese in Italia, dai cospicui scambi ed eventi culturali nell'ambito culturale, accademico e didattico, dall'importante interscambio commerciale o ancora dalle tante imprese italiane operanti in Cina e cinesi operanti in Italia. Inoltre, come la stessa rivista ammette, quella di Pechino è un'iniziativa finora avviata già con 54 paesi e destinata nel tempo ad estendersi ulteriormente per tempistiche e numero di beneficiari. 

 

Di conseguenza, essendo per il momento soprattutto un “progetto pilota”, non è da intendersi come un'operazione rivolta esclusivamente ai paesi occidentali o comunque in orbita al club del G7; al contrario, già ora ne beneficiano i cittadini di varie nazioni di tutti i continenti. In un mondo in cui paradossalmente merci e capitali possono muoversi con più libertà e facilità delle persone, con coraggio e gradualità Pechino intende dunque oggi appianare quanto più possibile questo discrimine, non soltanto a beneficio dei propri cittadini ma anche di altre parti del mondo.

 

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